dicembre 28, 2007

SPORT. Il vegetariano di 59 anni che corre (e vince) il Monte Bianco Trail

L’amico Stolcius Von Stolcenberg, attento internauta attratto da ogni novità dello sport e della nutrizione applicata all'esercizio fisico, mi invia una notizia-scoop che mi lascia da una parte molto compiaciuto (io che sono sempre stato convinto della superiorità anche psico-fisica dei naturisti-vegetariani), ma che d'altro canto mi sbalordice due volte. La prima perché sono un patito di escursioni in montagna, e quindi so bene qual è il rendimento medio, e anche la fatica, d'un escursionista normale, sia pure un po' avventuroso (boschi, praterie, creste, dirupi, canyon, ruscelli, pietraie ecc., e spesso fuori sentiero), quale sono io. Ma qui non si tratta di escursioni in cui ci si limita a camminare, ed anche a bassa velocità, ma di corse da pazzi o meglio da supermen. E la seconda perché sono un difensore della Natura, e vieterei ogni gara affollata di uomini e mezzi meccanici sulle pendici dei monti. Ma qui il quesito è soprattutto nutrizionale e alimentare (Nico Valerio).
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"Nico, dato che per la tua profonda conoscenza dell'Alimentazione Naturale (d'altronde, esiste un compositore che non conosca la propria musica?) vieni citato anche in siti di argomento tecnico sportivo, come
questo sullo sport training o quest'altro di sport e medicina, sotto la voce "proteine", vorrei segnalarti un caso veramente eccezionale, un vegetariano addirittura unico che nella sua ineguagliabile carriera sportiva ha inanellato prestazioni degne, senza esagerazione, di essere narrate da Omero.
Voglio parlarti del genio della "corsa estrema" nella natura, il cuneese Marco Olmo, noto come "ultra-trailer" d'eccellenza, insomma il grado più elevato d'uno sport che pochi, immagino, specialmente in un tranquillo blog di alimentazione naturale, conoscono..
Di che si tratta? Prendi una, due, tre o quattro maratone, uniscile in un unico percorso irto di dislivelli altimetrici, condisci di sassi, fango e pietrisco a volontà. Prova a correrci sopra fino al traguardo alla massima velocità possibile. Eccoti descritto l'Ultra-trail.
Ma almeno il nostro corridore sarà un giovane. Macché, è un vecio, ha 59 anni suonati, che sono tanti anche in uno sport di resistenza. Ebbene, quest'anno il nostro portento ha stravinto la 5.a edizione della più estrema corsa di montagna al mondo, quella del Monte Bianco, la "North Face Ultra Trail Tour du Mont Blanc".
E’ nientedimeno il periplo completo del Monte Bianco lungo un sentiero che i trekker di primo e secondo pelo percorrono a tappe in circa una settimana (163 km, con ben 8900 metri di dislivello positivo, cioè sommando tutte le salite).
Ma non è finita qui! Il nostro sessantenne-in-pectore questa fatica di Ercole l'aveva vinta pure l'anno scorso (con 20 ore di passione). E di allori come questi Marco Olmo nella sua trentennale carriera ne ha avuti molti altri.
Veramente incredibile, no? E bisogna anche aggiungere che stiamo parlando di un autodidatta fuori tempo massimo che ha iniziato a praticare sport intorno ai 27 anni.
Il caso eccezionale c’entra in qualche modo col tuo blog sull’alimentazione naturale, perché il super-sportivo in questione è vegetariano. Vegetariano per motivi di ordine salutistico prima e per rigore etico poi ("Non uccidere ciò di cui ti nutri"), dagli anni Ottanta Olmo segue una dieta incardinata sui prodotti della sua terra: patate, pane, polenta, pasta, castagne, latticini ecc
Detto ciò, ti chiedo: che ne pensi dell'impatto di simili scelte alimentari sulla prestazione atletica negli sport di resistenza? Certo, lo so, bisogna tener conto che i dati a nostra disposizione sul personaggio e la sua dieta sono pochi, e che si tratta evidentemente di un caso molto particolare, estremo come estremo è questo strano sport. Ma mi piacerebbe lo stesso avere un tuo parere sul caso".
STOLCIUS VON STOLCERBERG

dicembre 23, 2007

MIEI LIBRI. Il grande editore vuole tanti lettori subito, il piccolo ti deruba

Qualcuno li ha trovati nelle tante librerie di internet, come Amazon, o addirittura alle aste di Ebay, ma ora anche lì la ricerca si è fatta difficile. Mi scrive Laura, che per mesi aveva cercato nelle librerie "reali" e poi ha avuto l'idea di andare nelle biblioteche, non so se comunali o statali: "Più o meno ho letto tutti i suoi libri, il prestito interbibliotecario funziona. Non ho ancora trovato " A tavola con gli antichi". Ho fotocopiato le ricette del "Piatto verde" e dovrò provarle". E mi scrive anche tanta gente sui miei libri. Prendiamo solo l'appello della lettrice Sabrina D.L. che ha minacciato di fotocopiare i libri avuti in prestito, e che nel frattempo li sta cercando perfino su Ebay e sul mercato dell'usato. Anzi, un ingegnere, il simpatico Claudio T., che è stato al mio ultimo Corso, mi ha quasi rimproverato, come se fossi io a non voler ristampare o aggiornare i miei libri, per pigrizia o, che so, per snobismo. In effetti, come si può leggere nella mia risposta qui sotto, c'è anche un po' della mia volontà. Ma è ben motivata e ragionevole, come potete giudicare voi stessi.
Chiarisco un poco la faccenda.
A parte i gravi sospetti sulla "parolina" contro i miei libri messa nelle orecchie dell'editore da qualche nutrizionista che non fa o non sa fare il suo lavoro, incapace di scrivere libri e invidioso di quelli degli altri, come tutti sanno i medici e soprattutto gli specialisti (oncologi, cardiologi, diabetologi ecc) mi hanno sempre appoggiato. L'Alimentazione Naturale e poi il Manuale di Terapie con gli Alimenti sono piaciuti molto alla classe medica. Che li ha anche consigliati, recensiti (perfino sul bollettino dell'Ordine dei Medici) e utilizzati nelle facoltà di Medicina. Il compianto celebre clinico prof. Lino Businco, che la pensava come me, ebbe la bontà di premiare nelle Giornate Mediche Internazionali il mio Piatto Verde, e di scrivere la prefazione del mio Tutto Crudo. E chissà quante tesi (di due sono venuto a conoscenza io stesso, per caso) sono state presentate da studenti e ricercatori di biologia e medicina sulla base del mio Manuale di Terapie. Molti poi sono i medici, alcuni li ricordo perché avevano i capelli grigi, che hanno frequentato i miei Corsi.

Ma un povero editor laureato in lettere, inesperto di scienza e che queste cose non sa, che dovrebbe fare se un nutrizionista di Stato o privato lo sconsiglia a pubblicare ancora dei manuali, proprio perché troppo scientifici, mentre lui non crede più nella Scienza? La vita è fatta di paradossi, i più imprevedibili. E in Italia nessuno fa il suo mestiere: siamo il Paese in cui alla tv e sulla stampa anche i nutrizionisti parlano come il ragioniere al bar.
Ad ogni modo, c'erano anche altri motivi. Avevo criticato più volte il mio editore, la Mondadori, per l'orribile qualità della carta, soprattutto per l'assenza di pubblicità, per la trasandatezza della composizione, l'incollatura che si rompeva o sfogliava, la pessima grafica delle copertine, i titoli piccolissimi e invisibili dell'ultima edizione.

Il Manuale di Terapie con gli Alimenti, invece, è stato un caso eccezionale, un miracolo editoriale. E infatti è ancor oggi unico al mondo, per il contenuto e soprattutto per come è fatto (3200 studi riferiti pagina per pagina, che non ci sono neanche nei testi universitari, ma senza appesantire la lettura, e con ben 4 livelli di approfondimento a scelta del lettore). E grazie al Bombi. Guardate com'è visibile la copertina-poster della I ediz. proposta da me - col mio disegnino-schizzo accettato dai grafici tale e quale - edizione realizzata dal dr. Bombi, un editor indipendente che ha composto in proprio tutto il libro col geniale colonnino laterale, e lo ha ceduto "chiavi in mano" alla Mondadori, che lo ha solo stampato. Ogni tanto lo riprendo in mano e lo accarezzo, questo libro-miracolo, frutto di una serie di circostanze fortunate. L'unico mio libro in cui ho scelto quasi tutto. Non "doveva", non "poteva" secondo logica essere pubblicato. Non c'entrava niente con gli Oscar, con un editore popolare. E perfino un editore universitario avrebbe fatto storie. E non c'era, non c'è tuttora neanche negli Stati Uniti o in Germania. Mr. Vitale, presidente italiano della più grande casa editrice americana, la Random House, a cui avevo mandato una copia appena stampata, si era complimentato e meravigliato, ma aveva escluso che un testo con così tante note si potesse pubblicare negli Usa. Eppure è uscito, in Italia, e ha venduto. In più edizioni. Non era mai successo prima. Smentendo il rifiuto e lo scetticismo degli editors Mondadori. Che io, un po' di prepotenza, avevo superato andando direttamente dal loro Capo. "Le piacerebbe, dottore, un libro così e così?" gli avevp scritto. "Sì" mi rispose, sapendo che io non avevo mai sbagliato un libro. E io di rincalzo: "Ebbene, i suoi editors non me lo vogliono far fare". E il manuale si fece. Editors bypassati che se la presero. "Non lo faccia mai più" mi disse il capo-redattore. E infatti...
In compenso, la Mondadori ha una distribuzione fenomenale: il giorno prefissato, da Trepalle a Sciaccia, il mio manuale era nelle librerie o nelle edicole, e messo in evidenza. Perciò, loro sostenevano, non c'era bisogno di pubblicità.
La redazione degli Oscar Mondadori per motivi comprensibili di economia ostacolava o ritardava molto ogni aggiornamento, che per lavori scientifici è essenziale. Non mi permetteva di cancellare capoversi e paragrafi interi, né di cambiare la numerazione delle pagine, ma solo di aggiungere. Tutt'al più mi consentiva di sostituire poche singole frasi calcolando le battute, ma senza inserire nuove pagine che avrebbero cambiato tutto l'ordine della paginazione e costretto a rifare tutte le pellicole. Ecco perché, non per colpa mia, ma per l'evoluzione della Scienza, in tutti i libri - tranne nel Manuale di Terapie con gli Alimenti, nel Mangiare Italiano e nella Tavola degli Antichi - ci sono frasi e paragrafi che io non condividevo più già anni fa.

La Scienza si è occupata seriamente e con metodi validi degli alimenti solo a partire dagli anni Ottanta. I miei libri ne hanno seguito passo passo gli studi, prima di seconda mano, cioè da altri libri o pareri che riportavano gli studi (I ed. Alimentazione Naturale), poi dal 1992 direttamente con fonti di prima mano, cioè studiando direttamente sulle riviste scientifiche di biologia (Manuale di Terapie con gli Alimenti, in parte II ed. Alimentazione Naturale, Il Piatto Verde ecc), perché la Scienza e quindi la mia conoscenza si sono evolute insieme.

Però, guardiamo le cose con obiettività. L'editore voleva cose elementari, brevi e ordinarie. L'assurdo è che io pretendevo (e in parecchi libri ci sono riuscito) di fare libri perfetti, precisi, innovativi, completi e aggiornati scientificamente. E questo in casa del maggiore editore commerciale in Italia, addirittura nella sua collana più economica e popolare. Perché mi interessava diffondere l'alimentazione sana presso il largo pubblico. Loro volevano sempre lo stesso standard medio e superficiale. Mentre io studiando miglioravo sempre di più, e volevo fare cose sempre più perfette ed enciclopediche. C'è un abisso tra la romantica semplicità della I ediz. dell'Alimentazione Naturale (che piacque tanto a Dacia Maraini e a Grazia Francescato, e al largo pubblico) e la stringatezza scientifica in cui ogni parola è studiata per essere essenziale e precisa del Manuale di Terapie con gli Alimenti. Dalla storia del cibo, a poco a poco, ero arrivato alla medicina sperimentale. Anch'io ne fui spaventato. Stavo forse esagerando? Fatto sta che passai dei mesi di ansia. Studiavo e scrivevo 12 ore al giorno senza sapere se quello che facevo avrebbe funzionato. Solo a libro finito mi accorsi che era riuscito: lì dentro c'erano finalmente abbastanza prove da giustificare non solo quello ma anche tutti i miei libri precedenti. Era la conclusione d'un discorso avventuroso iniziato 20 anni prima.
Perciò, carissimi lettori e cari "lettori mancati", cercate di capirmi. Ogni libro è stato un vero miracolo. Il frutto d'una serie di casi fortunati e irripetibili. Lo dico e lo ripeto, proprio per far capire ai lettori che si lamentano della mancanza dei libri, che se dovessi fare nuove edizioni dei miei libri, specialmente dell' Alimentazione Naturale, dovrei ristudiarli e riscriverli del tutto, eliminando le cose superate o non provate che l'editore mi ha sempre impedito di togliere, e aggiornandoli con i tanti nuovi studi. Almeno tre mesi a volume (e sono veloce). Già, e chi paga?
I piccoli editori no, sono dei pirati. Pur facendo pagare cari i libri al pubblico, se considerate le righe effettive stampate, non pagano gli autori, oppure li pagano pochissimo dicendogli che hanno venduto "solo 1000 copie" senza i rendiconti affidabili dei grandi editori. E neanche possono o sanno distribuire. Anche perché molti sono screditati: pubblicano qualunque cosa, senza selezione. Anzi, spesso di fanno pagare dall'autore, come se fossero dei semplici tipografi. E in effetti si comportano da meri stampatori. Di mediocre qualità (nelle copertine c'è sempre almeno un errore grafico o di contenuto). Eppure, per lo scarso spirito critico del pubblico italiano, vendono e fanno guadagni, quasi esentasse. Ma se così è, perché farsi derubare dai piccoli editori-pirata regalandogli libri che li arricchiscono, e che all'autore costano mesi di studio?
In quanto poi ai grandi editori, ormai non amano i manuali. I troppi manualetti alternativi di mediocre qualità dei piccoli editori, zeppi di fandonie scritte con paroloni da linguaggio para-scientifico che impressiona la casalinga e il giovane, hanno prosciugato le disponibilità di spesa e di far credito del pubblico, e screditato l'intera materia dell'alimentazione. Moneta cattiva scaccia moneta buona. E i grandi editori per evitare spese di magazzino hanno bisogno di esaurire decine di migliaia di copie del libro in 2-3 mesi. Impossibile con i manuali. Questo si può ottenere solo con un pubblico attento, che legge i giornali e compra i libri dei giornalisti pubblicizzati su stampa e tv, non certo per un manuale sul cibo, che vende poco ma per molti anni, e che è acquistato da un pubblico tranquillo e poco informato che spesso viene a sapere del libro dopo alcuni anni. Questo è il problema.
Inoltre io devo seguire il progresso delle scienze dell'alimentazione, non sono né voglio essere un filosofo-guru fermo alla sua idea, qualunque cosa accada. Me lo impedirebbe oltretutto la mia visione laica e il senso del ridicolo. Da teorico del Naturismo, la mia specialità è mettere insieme con una chiara esposizione Tradizione antica e Scienza moderrna. E se quest'ultima si evolve e scopre sempre nuove prove che la Tradizione ha ragione (p.es., sì ai cereali integrali, le verdure e i legumi, no agli integratori), io che sono un perfezionista sento irresistibile il bisogno di aggiornare i libri. Ma q
uesto non si usa in editoria, che è abituata ai romanzi non ai testi scientifici enciclopedici. A meno che non ci fosse un pubblico di 50 mila lettori fedeli e attenti alle cose del cibo scritte in modo serio, che leggono giornali e frequentano librerie, capace di esaudire subito ogni nuova edizione. Ma in Italia questo pubblico non c'è: abbiamo invece un pubblico marginale di lettori casuali e disattenti, che non va neanche su internet, incapace di valutare la serietà e attendibilità d'un manuale (se no, non acquisterebbe i libri di certi piccoli editori, con le tesi più strampalate), che oltretutto si divide in una miriade di opuscoli e libretti, spesso tradotti da testi stranieri - il che costa meno all'editore, almeno ai bassi livelli - talvolta scopiazzati o "piratati" dalle redazioni stesse, senza riferimenti scientifici validi.
Ci sono poi i libri del ragioniere, dell'avvocato o dell'ingegnere, dell'erborista, del naturopata, del cultore di esoterismo, della casalinga. Che hanno ancora tutto da imparare, e non hanno niente da dire. Ma lo dicono lo stesso. "Libri" oggetto, fiori all'occhiello per la piccola borghesia di provincia. "Vedi? Ho scritto un libro", si vanterà l'Autore con parenti, amici e colleghi. Autore che il più delle volte non legge un libro all'anno, anche perché abita in un paese che non ha neanche una libreria. E spesso non legge neanche il giornale. Insomma la famosa Italia post-contadina in cui nessuno legge ma tutti scrivono "libri" (che nessuno leggerà): dalle orribili poesie alle banali ricette della nonna, alle più strambe "teorie sul cibo". E' così che il mercato si è inflazionato. Molto meglio tenere corsi e seminari, allora. Lì si vede chi davvero sa e sa spiegare, con le prove alla mano, che devono essere state prima cercate, selezionate e studiate. E con i seminari ci si accerta che gli altri abbiano capito. Mentre i libri, si sa la distrazione con cui vengono letti.
E allora? Per concludere in positivo, mi farò venire un'idea, perfino quella di farmi i libri da me, proprio come la casalinga o il naturopata di provincia. Ma poi starò per mesi o anni a spedire pacchi alla posta? E quante persone sapranno della cosa? A vedere il numero di commenti di questo sito-blog, direi pochissimi. Quando questo blog sarà affollato, tanto da costringermi a scrivere più volte al giorno, quando molti siti e blog di alimentazione si collegheranno, allora forse farò il nuovo manuale di Alimentazione Naturale.
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Per completezza, poiché a questo articolo si possono collegare anche gli amici e i lettori del mio sito-blog personale, devo aggiungere almeno i titoli degli altri miei libri: Ginseng (ed. Aporie), Guida al nudo (ed. Sugarco), Grune Genusse (ricette vegetariane, in tedesco), oltre a La vera Dieta Mediterranea, scritto per l'attore Nino Manfredi (ed. Musumeci), e quasi tutto il volume Idrocolonterapia (con una gustosa lunga parte storica) per Mazzocchi. Più due pubblicazioni minori.

dicembre 18, 2007

LIEVITO. Integratore naturale o artificiale? Le vitamine B aggiunte

Secondo la più genuina tradizione naturista, che come sempre anticipa di qualche decennio (o secolo?) le acquisizioni della scienza sperimentale, sono solito prescrivere a me stesso, ai miei amici e lettori solo due integratori, entrambi naturali: il germe di grano fresco e il lievito di birra. Il polline delle api, pur utile, è troppo scarso e costoso, e p.es. come fornitore di polifenoli potrebbe comodamente essere sostituito a costi irrisori da un’infinità di cibi vegetali dai colori vivaci.
Il lievito di birra, così detto perché fin dall’800 ottenuto durante il processo di fabbricazione della birra, è una colonia coltivata di Saccharomyces cerevisiae o specie simili, ed è molto ricco di vitamine del gruppo B, minerali e aminoacidi di ottimo valore biologico. E’ quindi ricercato da naturisti, salutisti, vegetariani, vegan, crudisti tendenziali, donne a dieta, modelle, anziani, sportivi, e da chiunque abbia problemi di sistema nervoso, bellezza della pelle e dei capelli, assimilazione digestiva.
E’ disponibile in due forme.
Fresco e attivo nei caratteristici panetti per fare pane e pizze in casa.
Fino agli anni 60 c’erano salutisti che ne prendevano ogni giorno una punta di coltello, ma sapevano che avrebbero potuto avere, vista la forte attività fermentativa del lievito fresco, problemi di intestino (meteorismo).
2. Secco e devitalizzato. Sia in polvere che in compresse. Tutto cambiò quando sull’onda delle richieste del mercato naturista anglosassone (come vedete, è sempre la domanda, cioè i nostri desideri, che crea l’offerta, prezzo compreso…), l’industria saccarifera – oggi il lievito è prodotto sui residui di melasse ottenuti dalla raffinazione dello zucchero – mise in commercio il lievito devitalizzato, in polvere o in compresse, privo della capacità fermentativa ma dotato di tutti gli altri componenti. E’ oggi possibile, perciò, integrare la propria dieta facilmente, senza visibili effetti collaterali, assumendo circa 6 compresse di lievito al giorno (2 ad ogni pasto), oppure dopo il periodo boom iniziale limitarsi a 3 compresse giornaliere.
Ma alcuni produttori truccano le carte e sapendo di fare cosa gradita ai consumatori salutisti, fanatici di integratori e sempre insicuri della propria dieta, aggiungono alla formulazione del lievito anche molte vitamine B in più, compresa la preziosa vitamina B12, presente solo negli alimenti animali (comprese uova, latte, formaggi), tanto ricercata dai vegetariani totali (vegan) e dagli anemici. Ma così il "lievito" cambia natura e funzione, e diventa quasi un integratore spurio naturale-artificiale, e visto che con i supplementi di vitamine del gruppo B, specie la B12, non si può scherzare assumendole a grammi interi, un vero e proprio farmaco, per quanto discutibile.
L’etichetta ambigua della inglese Yestamin (lievito in compresse) facilita gli equivoci. Bisogna armarsi di lente d’ingrandimento e di pazienza per capire, magari dopo mesi o anni di consumo, che per lo più quelle messe in tabella sono vitamine aggiunte, non naturali. Infatti è una "bomba" vitaminica B.
La composizione delle canoniche 6 compresse giornaliere (ma, ripeto, se ne possono anche assumere 3 o 2) è la seguente: tiamina (vit.B1) 1,7 mg, pari al 121% della dose giornaliera raccomandata RDA, riboflavina B2 0,84 mg (53%), niacina PP 6,48 unità NE (36%), piridossina B6 0,78mg (39%), acido pantotenico 1,02mg, vitamina B12 1,92mcg (192%, cioè addirittura il doppio della dose giornaliera). Il lievito di birra è 1,8g. Ma sono presenti anche silicio diossido, una polvere neutra che serve a tenere insieme la polvere compressa, e lo zucchero mannitolo di cui non si capisce la funzione (per ridurre l’amarognolo, tra l’altro gradevole, o anche conservante?), ma che potrebbe in teoria avere leggerissimi effetti lassativi.
Sono sicuro che come è accaduto a me, pochi consumatori si siano accorti del piccolissimo stelloncino "Enriched with B extra vitamins" che poi spinge ad andare a guardare la composizione, seminascosta da un "opportuno" adesivo dell’importatore. Importatore che se fosse subito evidente al primo sguardo che si tratta di un supplemento artificiale venderebbe sicuramente di meno (o di più, non si sa), e comunque non nelle drogherie ma nelle erboristerie specializzate in integratori. Infatti l’adesivo sovrapposto, stampato alla meglio in fotocopia sbiadita, dichiara tra gli ingredienti che si tratta di "100% lievito ricco naturalmente di vitamine del gruppo B". Macché. Se avessero letto l’intera frase inglese riportata più sotto l’avrebbero tradotta ben diversamente: "Le compresse – dice l’etichetta in inglese – sono ottenute da lievito di birra che naturalmente contiene proteine e vitamine del complesso B, insieme con vitamine B extra che aiutano il rilascio di energia dagli alimenti. Possono inoltre essere benefici per circolazione, pelle-capelli-occhi, sistema nervoso, stile di vita "Hectic", neologismo inglese che dovrebbe stare per ecologico-etico-salutistico.
Eh, cari amici, è dura la vita di chi vuole mettere nello stomaco solo cibi o integratori doppiamente "naturali": adatti all’uomo e anche provenienti direttamente dalla Natura. Di fatto questo innocuo "lievito" è un potentissimo integratore artificiale di vitamina B12. Siete avvertiti. Niente di grave, s'intende, ma supplementi del genere potrebbero dare una falsa sicurezza anche con le diete più carenti, e quindi spingerci a non cambiare alimentazione. Ma potrebbero "abituare" l'organismo a non produrre adeguate quantità di vitamine B endogene nell'intestino, senza contare gli effetti dell'eccesso di vitamine di questo tipo. Se contemporaneamente si assumono integratori B, questi vanno subito sospesi, e bisogna avvertire il medico.

dicembre 12, 2007

SCOPERTE D’AMERICA. Meno pesticidi umani nel "bio"? Più pesticidi naturali

EVVIVA IL "BIOLOGICO", MA SOLO PERCHE' FA BENE ALL'AMBIENTE. "Il cibo biologico è più nutriente del cibo chimico" intitolava troppo entusiasticamente, con linguaggio da anni Ottanta, il sito Ecoblog unendo un errore a un'imprecisione. E sì, perché ormai è dimostrato scientificamente che sul piano nutrizionale non c'è differenza sostanziale tra vegetali biologici e vegetali convenzionali. Il "biologico", in sintesi, è un metodo di agricoltura sana ed ecologica, e perciò testimonia la salute dell'ambiente circostante alle piante, ma non incide sull'alimentazione umana.
Il "bio" fa bene alla Natura, in altre parole, ma non ha un surplus di proprietà nutritive, preventive o addirittura terapeutiche. E nemmeno fa "rimorchiare" ("cuccare") come il Porfirio Rubirosa cantato da Buscaglione, diventare alti e con gli occhi verdi, o intelligenti come Einstein. Accontentiamoci di quello che rappresenta per la pulizia e la salute dell'ambiente, dell'humus, dei ruscelli, degli animali, delle coltivazioni vicine, dei boschi.
Il titolo sopra riportato in corsivo era il commento di un sito web ad una notizia d'agenzia che confermava quello che già si sa, che cioè i vegetali non trattati, cosiddetti "biologici", sono più o meno analoghi a quelli dei normali supermercati. Tutt'al più possono avere qualche milligrammo dii sali minerali in più (ma questo sembra dipendere più dalla concimazione tradizionale che dall'assenza di pesticidi artificiali, secondo uno studio Inran) e quasi sempre un po' più antiossidanti, che poi spesso coincidono coi coloranti naturali presenti nel frutto, sostante utili a contrastare i "free radicals" o radicali liberi coinvolti nei processi di senescenza e di molte malattie.
Bene - avranno esultato in molti, fingendo - era quello che attendevamo. Ed ecco gettarsi sulla news ad occhi chiusi i titolisti, che in genere sono quelli che ne capiscono di meno (ne ho conosciuto alcuni, peraltro efficaci, perché la fantasia "viene meglio" della realtà, che si vantavano di non leggere neanche gli articoli): "I cibi bio sono più nutrienti". D'altra parte, se avessero ragionato avrebbero argomentato: non hanno qualcosa in più?
No, cari amici. Ecco i guasti della logica umanistica. Se i redattori di agenzie, giornali e blog, anziché studiare lettere o filosofia avessere studiacchiato i Bignami di scienze naturali, biologia, agronomia, tossicologia ecc., saprebbero che non sempre mettere "qualcosa in più" in un organismo vivente vuol dire "nutrirlo di più". Anzi. Gli indiani, per esempio, sono così magri anche perché nella loro dieta quotidiana hanno troppi anti-nutrienti e antiossidanti rispetto alla loro scarna alimentazione.
Gli antiossidanti sono un caso tipico di sostanze chimiche naturali (la "chimica", cari giornalisti laureati in lettere, è nata come studio delle sostanze della Natura) a doppio taglio. Sono anti-cancro, anti-diabete, anti-colesterolo, anti-obesità ecc., ma sono anche potenti fattori anti-nutrizione. Anzi, è per questo che sono anti-cancro. Fanno parte per lo più delle migliaia di sostanze non solo "non nutritive", ma "anti-nutritive", che cioè riducono, e spesso di molto, l'assimilazione dei nutrienti: grassi, zuccheri, proteine, vitamine, sali minerali.
Quindi, tutto il contrario. Il titolo esatto, sia pure nella logica dello scandalismo giornalistico, avrebbe dovuto essere: "Il cibo bio è meno nutriente di quello chimico [a parte lo sfondone del "chimico", ma ci siamo capiti]: perciò riduce i rischi". Dico io: volete fare lo scoop? Non dico di no, accetto la logica perversa: ma almeno fatelo bene. E giornalisticamente avrebbe funzionato anche di più: i lettori sarebbero rimasti a bocca aperta e sarebbero andati subito a leggere. Ma vediamo tutto l'articolo incriminato:
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"IL CIBO BIOLOGICO E' PIU' NUTRIENTE DEL CIBO CHIMICO"

Sommario: Dalla comparazione delle proprietà dei cibi biologici e di quelli ottenuti con aiuti chimici (fertilizzanti e pesticidi) emerge che gli alimenti biologici sono più nutrienti degli altri.
Testo: I cibi biologici avrebbero più antiossidanti e meno acidi grassi dei chimici. [Ah, ecco, tanto più: meno grassi, cioè "meno nutrimento". Ma titolista e redattore non capiscono, forse li svia la terribile parola "acidi" che sugli umanisti fa sempre un certo effetto, ricordando crudeltà e supplizi antichi]. Nel latte queste differenze sono notevoli, con il 50-80% di antiossidanti in più. Nelle verdure come lattuga, cipolle, pomodori o cavoli il vantaggio è del 20-40%.
Questi studi contraddicono i risultati propagandati dalla Food Standards Agency che sostiene da tempo che non vi siano prove scientifiche della miglior qualità dei prodotti biologici.
Ora l’attenzione del gruppo di lavoro della Newcastle University è mirata a capire quali siano i fattori critici che provocano tali differenze per aumentare la qualità delle produzioni bio.
L’Università di Newcastle ha avuto 4 anni di tempo e 18 milioni di euro di fondi europei [Càspita, con questa somma chissà quanti cibi davvero sani e preventivi avrebbero potuto comperare in Europa i cittadini a rischio più alto!] per studiare le differenze nel contenuto nutritivo di vari alimenti.
I risultati definitivi saranno diffusi nel corso del 2008, ma le prime voci paiono già dare per certo il risultato. Sono state coltivate varie specie di frutta e verdura, e sono state allevate delle vacche, con metodi chimici e biologici; i campi erano sparsi in tutta Europa, per tenere conto delle differenze regionali.
Il progetto si chiama "Quality Low Input Food", è stato guidato dal professor Carlo Leifert e si prefigge di migliorare la qualità, garantire sicurezza e ridurre i costi di produzione dell’agricoltura biologica e di quella che richiede poca energia attraverso attività di ricerca e addestramento. Lo scopo è aumentare il risultato sia per il consumatore che per il produttore in un approccio "dal forcone alla forchetta".
Il prof. Leifert sostiene che dei cibi più ricchi di sostanze che favoriscono la salute possono essere di aiuto a chi, per varie ragioni, non assume le 5 porzioni quotidiane di frutta e verdura consigliate [Ma un tempo non erano 6?]. (Ecoblog.it, 30 ottobre 2007).
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Dopo i redattori alla buona di internet, ora andiamo a vedere i giornalisti più professionali. La notizia di agenzia Adn-Kronos era stata data in modo un po' più corretto:
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"IN CIBI BIO PIU' NUTRIENTI E ANTIOSSIDANTI"

[E ora capiamo l'equivoco grammaticale in cui sono caduti i redattori del sito Ecoblog: "più nutrienti" (sostantivo, però, non aggettivo), perché sono stati trovati più sali minerali, considerate dalla scienza sostanze nutrienti, v. oltre].
Testo: Il cibo bio è più sano di quello coltivato o allevato secondo i tradizionali metodi [Ecco, bene: non "con la chimica" dei sottoculturali]. E più di tutti gli altri aiuta a tenere alla larga tumori e malattie cardiovascolari. A premiare il biologico è una ricerca durata quattro anni e finanziata dall'Unione Europea e da alcune aziende alimentari, condotta dall'università di Newcastle. Secondo i risultati dello studio, "frutta e verdura bio contengono fino al 40% in più di nutrienti se coltivati senza l'utilizzo di fertilizzanti e pesticidi". [Tutti questi sali in più? Non è che qualche giornalista confonde gli antiossidanti con i nutrienti? E infatti, basta proseguire di poco...]. E lo stesso avviene per il latte bio, "che ha fino all'80% in più di antiossidanti".
Come se non bastasse, gli alimenti biologici hanno maggiori percentuali di ferro e zinco, minerali essenziali e spesso assenti nella dieta. [Questi, è vero, fanno parte dei nutrienti, ma come sostantivo, non aggettivo]. Evidenze che dovrebbero sgombrare definitivamente il campo alle dispute sulla vera o presunta migliore qualità del cibo 'organico' rispetto a quello ottenuto con l'aiuto della chimica.
Secondo il coordinatore dello studio, Carlo Leifert, i vantaggi dei prodotti biologici sono tali da paragonarsi a "una porzione extra al giorno di frutta e verdura". Lo studio deve ancora essere pubblicato su una rivista scientifica, ma secondo il ricercatore "le evidenze sono tali da indurre l'Agenzia europea sulla sicurezza alimentare a cambiare 'indirizzo' e posizione sul cibo bio". Anche se Leifert ammette che "si tratta più di un problema politico che scientifico".
Lun 29 Ott - 19.32 Roma, 29 ott. (Adnkronos Salute)
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IL "BIOLOGICO", DA SOLO, NON FA L'ALIMENTAZIONE NATURALE.
Nel mio "Manuale di Terapie con gli Alimenti" (unico in Europa per i suoi 3200 studi scientifici riferiti e commentati), che pur essendo richiesto da molti non è più ripubblicato dalla Mondadori, per oscuri motivi (ma ci sono supposizioni interessanti, su cui scriveremo tra breve), già era scritto chiaramente che i cibi vegetali non trattati con pesticidi e concimi artificiali sintetizzano per compensazione "più pesticidi" propri. Era stato già negli anni 80 lo scienziato Bruce Ames a intuire che le migliaia di sostanze tossiche, velenose, perfino cancerogene, o anche solo anti-nutritive, presenti in ogni pianta, e quindi in ogni cibo per l'uomo, avessero la funzione di antiparassitari preventivi e-o di reazione ad un attacco di predatore.
Anche nella mia breve inchiesta-provocazione sul cibo "bio" pubblicata da Panorama il 21 giugno 2001 si dava la notizia d'uno studio ufficiale italiano Inran che aveva trovato che, accanto ai più diversi pesticidi naturali, alcuni dei quali noi sappiamo essere mutageni o cancerogeni, nei vegetali "bio" aumentano ovviamente anche gli antiossidanti, che sono anti-cancro. E questi, in generale, nella maggior parte degli alimenti e delle diete (p.es. nell'antica dieta mediterranea), prevalgono. Inoltre si dava atto che il "biologico", pur non essendo terapeuticamente più efficace del cibo convenzionale, è un segno evidente della salubrità del suolo e dell'ambiente agricolo, il che non è poco. Era esclusa ogni negazione del "bio", come invece credettero Alessandro Lumare e Simona Lobefaro che mi scrissero una lettera educatamente indignata. Ma quell'inchiesta, come il presente articolo, voleva solo sfatare il luogo comune, non scientifico, del "bio" come risoluzione miracolistica di tutti i problemi alimentari. Ci vuol altro, invece, perché un regime alimentare sia corretto. Si consideri, poi, che fino a quel momento i commessi e la pubblicità del settore lasciavano intendere che un vasetto di yogurt "bio"aveva addirittura proprietà terapeutiche. Bastava darne uno solo al bambino che si abbuffava di patatine fritte e bibite zuccherate che, per miracolo.... tutta la dieta andava a posto. Così credeva, a leggere certi depliant dei produttori, la "signora media" acquirente delle botteghe naturali.
Ma torniamo agli antiossidanti. Dov'è la novità? Si sapeva già. Peccato che sia uno studio dell'Università di Newcastle (quello citato su Panorama era italiano), altrimenti l'avremmo definito "l'ennesima scoperta dell'America".
Ma, a noi sta bene lo stesso. Siamo contenti che gli alimenti non trattati, anzi, meno trattati dall'uomo sintetizzino per auto-difesa un po' più di pesticidi propri (compresi quelli mutageni e cancerogeni!), facendo prevalere però gli antiossidanti naturali. Per danneggiare il più possibile la assimilazione e quindi la fertilità delle specie animali predatrici. Sappiamo bene - e lo abbiamo scritto - che le patate, le melanzane e i pomodori antichi, coltivati al naturale, oggi diremmo "super-biologici", potevano essere addirittura velenosi, in alcuni casi mortali. Per fortuna, nella lotta durissima per la sopravvivenza tra vegetali e Uomo, l'Uomo sembra più intelligente ed ha scoperto che alcuni di questi "veleni" pensati per colpire bruchi e coleotteri sulla nostra Specie hanno tutto sommato - compensati i pro e i contro - effetti benefici. Dopotutto, le famose virtù protettive di frutta, verdura, legumi e cereali integrali vengono meno dai nutrienti (grassi, proteine, carboidrati, vitamine, sali) e più dagli anti-nutrienti antiossidanti: polifenoli, saponine, antitripsine, agglutinine, fitati, fibre solubili e insolubili ecc.
Infine, in quanto ai sali minerali più abbondanti nel "bio", la dott.ssa Carnovale dell'Inran li faceva risalire non all'assenza di pesticidi umani, ma alla diversa concimazione, ovviamente. E poi, scusate, a che serve avere più sali se poi l'aumento degli antiossidanti ne riduce ancora di più l'assorbimento nell'organismo?
Quindi, meditate o lettori. Sì, fortissimamente sì, ai metodi naturali di concimazione e all'assenza di pesticidi umani dannosi o non di origine naturale. Perché questo testimonia che il terreno tutt'intorno è più pulito. Insomma, per motivi ecologici. Ma senza farne da una parte una campagna politica e dall'altra - finora le due cose erano collegate - un business solo a vantaggio delle "aziende amiche", che poi portano voti.
Invece di esporre delle "bandiere", dovremmo essere attenti soltanto ai vantaggi reali per il cittadino consumatore: la qualità reale, la sicurezza chimica effettiva, i prezzi degli alimenti. Tenuto conto della realtà scientifica, che ad oggi è sintetizzabile come segue:
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BIO E NON-BIO OGGI, IN SINTESI
1. In ogni alimento esistono migliaia di molecole chimiche, considerate sostanze extra-nutrizionali e-o pesticidi, sia naturali che artificiali.
2. Il rapporto in peso tra pesticidi naturali e artificiali presenti nei cibi vegetali è in media, presuntivamente, dell'ordine di grandezza 999 (naturali) a 1 (artificiali), secondo Ames et al. Ma questo è un vantaggio per l'uomo: tra i tanti "pesticidi" naturali sono state scoperte migliaia di molecole utili a ridurre i rischi delle malattie. Quando si dice che un vegetale "previene o cura", è per lo più grazie a queste molecole non nutritive, anti-nutritive o tossiche.
3. Il "bio" garantisce solo l'assenza di questo presuntivo 1 per mille dei pesticidi totali. Non può certo eliminare i pesticidi naturali, che anzi per compensazione (autodifesa della pianta) aumentano. E così aumentano anche quelli antiossidanti.
4. In quell'1 per mille, per fortuna, dopo tante nostre battaglie ecologiste e naturiste dagli anni 80, non ci sono più per legge o per decisione dei produttori le molecole "sicuramente cancerogene per l'uomo".
5. Tra le 999 per mille sostanze naturali dei cibi, invece, continuano ad esserci secondo Natura anche le molecole "sicuramente cancerogene per l'uomo" che ci sono sempre state. Per fortuna non sono prevalenti, anzi sono neutralizzate dagli antiossidanti, purché la dieta abituale sia tradizionale e naturale, cioè basata su verdure, frutti, legumi, cereali integrali, semi oleosi, e su corrette regole di trasformazione del cibo (cottura, conservazione, igiene).
6. I vegetali "bio" testimoniano un corretto e naturale rapporto con l'ambiente, per il favorevole impatto che l'agricoltura naturale ha verso le piante, gli animali e l'uomo.
7. I cibi "bio" sono ancora molto costosi. Per quanto più economici rispetto agli anni scorsi, sono pur sempre venduti a prezzi più alti, spesso, del 200 o 300 per cento dei cibi convenzionali. Inoltre la qualità merceologica di frutta e verdura "bio" può risultare mediocre, probabilmente a causa del minor consumo e del minor ricambio sugli scaffali.
8. Nel frattempo sta cambiando anche l'agricoltura moderna industriale. Anche per motivi economici, si è ormai diffusa a livello di grandi supermercati di massa l'agricoltura "integrata", con meno pesticidi, nuove molecole poco persistenti, talvolta copia di molecole naturali (Della Porta et al.).
9. Le rilevazioni dell'Istituto Superiore di Sanità sui magazzini alimentari, rilevano ogni anno percentuali minime di residui di pesticidi artificiali in verdure, frutta, cereali, legumi ecc. In pratica, gli alimenti normali acquistabili a poco prezzo ovunque risultano del tutto "esenti" da pesticidi artificiali, quindi analoghi al "biologico", per il 68 per cento (ISS 2002). Ancora di più nel 2004, quando la Sanità ha accertato che l'82 per cento delle verdure in vendita in Italia nei mercati normali è "privo di pesticidi rilevabili". In pratica sono verdure "biologiche". Con residui entro i limiti di legge sono 98 campioni su 100.
10. Dai dati sintetici esposti, è ormai evidente, in conclusione, che il divario tra alimenti "bio" e non "bio", ancora molto netto al tempo delle battaglie naturiste ed ecologiste degli anni 80, si sta a poco a poco colmando. Nei casi più fortunati (Europa, Stati Uniti e Occidente evoluto), come rivelano già ora le analisi chimiche dell'ISS italiano, le differenze cominciano ad essere minime.
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VERSO UN'UNICA AGRICOLTURA SANA. SENZA SPECULAZIONI. Il che non significa, beninteso, che bisogna abbassare la guardia. La tendenza virtuosa deve essere che "tutto il cibo per l'uomo deve essere coltivato in modo naturale". Agronomi, docenti universitari e chimici non sono stati con le mani in mano. Ben pagati dalle aziende hanno studiato e inventato di tutto. Ora sta cambiando l'agricoltura industriale, magari per ridurre i costi e per pubblicizzare la sanità del cibo rispetto alla concorrenza. Si sta imponendo una agricoltura "integrata" (pochi pesticidi e alcuni con molecole poco persistenti o che imitano quelle naturali, razionalizzazione delle colture, lotta biologica con gli insetti ecc) che offre a prezzi bassi e con ottima qualità alimenti alla distribuzione di massa. Dietro il "bio" trionfante, invece, spesso si nascondono arretratezze corporative, ragioni ideologico-politiche-elettorali e soprattutto business, cioè speculazione economica con alti prezzi e bassa qualità, a vantaggio dei soliti pochi furbi. Se no, non si spiegherebbe come mai l'Italia che è ultima in tutte le direttive dell'Europa è la prima nell'ìindustria del "bio". Gatta ci cova: non è che la Mafia si sta riciclando anche lì, dopo aver colonizzato ristoranti e bar di tutt'Italia?
Il tutto, mentre la Scienza indica ben altre vie per la sanità del cibo e la prevenzione della malattie cardiache-metaboliche-tumorali: il cibo grezzo, non raffinato, i cereali integrali, i legumi, oltre alle famose 6 porzioni di verdura e frutta che nessuno mangia, neanche negli Stati Uniti. E l'eliminazione o la riduzione drastica di tutti i cibi artificiali che mangiamo di continuo: zucchero raffinato, caramelle, dolcetti, bibite dolci, pane bianco, pizze e pasta bianca, fritture, cibi salati ed eccesso di sale, cibi arrosto, cibi conservati ecc. Questo è il punto, ma su questa vera rivoluzione salutistica nessuno ci guadagnerebbe, solo i cittadini e gli Stati (in mancate cure mediche). Ecco perché né i ministri dell'Agricoltura, né il verde Pecoraro Scanio, né l'Inran, né la grande stampa, né la Tv Rai-Mediaset dicono una sola parola su questo. Abbiamo proposto alla Rai, a Mediaset, alla Sette, un programma di successo, anche brillante, sull'argomento, ma niente risposta o palleggiamenti tra un funzionario e l'altro. Come si usa nell'Italia borbonica e levantina di sempre.

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