venerdì 17 aprile 2009

LATTE CRUDO? Moda sana, in teoria. Tanti pro e un solo contro (ma decisivo).

Latte in caraffa, bicchiere, yogurt, formaggio su legno Il latte più buono della mia vita l’ho bevuto a diciotto anni in una malga estiva dell’alta Val di Susa: profumava di erbe aromatiche e aveva il gusto della panna. Dormivamo sul soppalco, e la mattina ci portavano un’enorme scodella di coccio da 3 litri colma di tiepido latte appena munto, proprio dalle vacche che avevano... passato la notte con noi nella stalla al pianterreno. Pur goloso di latte, avrei faticato a bere tutta quella delizia pannosa e aromatica, se non ci fosse stata accanto una pagnotta di buon pane nero. Si era a 2400 m. Intorno a noi solo prati verdissimi punteggiati di fiori, boschi, rocce, strapiombi. Sullo sfondo vette maestose. Il giorno dopo sarei salito sulla vetta del Rocciamelone (3600 m), la mia prima escursione.

Ebbene, oggi è sempre più difficile poter bere del buon latte crudo dei pascoli di alta montagna, e non parliamo poi di quello dei piccoli allevamenti "a misura di natura" della pianura, sul quale si appunta la severità dei burocrati della sanità pubblica, però necessari in una società di massa. La mentalità popolare è cambiata.

E specialmente nelle zone costiere del Mediterraneo, notoriamente a rischio di epidemie, la gente è diventata prudente e igienista sul latte. L’anno scorso un capraio di Heraklia (Egeo) ci offrì un litro di grasso latte di capra: l’amico greco nel ringraziarlo già dava ordine alla sua donna di accendere il fornello per farlo bollire. Neanche avesse avuto in mano una bomba batterica.

Il Ministero della Salute non può pensare alla poesia dei pascoli d’alta quota o alle greggi semibrade delle isolette. A gennaio, dopo vari episodi di infezione da latte crudo, ha dato ordine di bollire in ogni caso il latte non pastorizzato. E il mio latte della Val di Susa?
In Canada e negli Stati Uniti, poi, sul latte crudo è una vera guerra legale, politica e amministrativa tra sostenitori del "raw milk" (ci sono libri, depliant, magliette, cartelloni stradali: ormai è quasi un partito) e oppositori. In molti States ci sono proteste, azioni di disobbedienza civile, arresti, processi. Tutto perché le Autorità vogliono impedire il commercio del latte crudo.

In California la legge locale è accusata di non distinguere tra colibatteri buoni e cattivi, e quindi di non essere davvero utile alla salute. Si sta tentando, insomma, di rendere più sicuro dal punto di vista sanitario il latte crudo, prima di vietarlo del tutto, come sta accadendo in molti Stati (p.es. in Canada), dopo centinaia di casi di infezioni gravi.Latte crudo contro pastorizzato (Asl Modena 2009)

C’è chi si è perfino appellato alle libertà garantite ad ogni cittadino dalla Costituzione americana. Ma le autorità sanitarie rispondono che non sarebbe vietato bere il latte crudo, ma metterlo in commercio, cioè farlo bere agli altri e diffonderne l’uso. Un invito a comperarsi la mitica capretta da mettere in giardino? Quei romantici degli anarco-individualisti parlano già di latte "illegale" da acquistare "di contrabbando", minacciano "resistenza passiva" e azioni dimostrative, e fanno appelli contro lo "Stato sanitario autoritario". Non ditelo, vi prego, al nemico dello "Stato salutista" Antonio Martino, se no si mette, novello Socrate, a bere latte crudo in piazza Montecitorio, con in mano un libro di Rothbard.
In Italia, vista la diffusione del latte crudo, un bell’articolo delle autorità sanitarie di Modena fa il punto con chiarezza tra i pro e i contro.
Ormai la moda del latte non pastorizzato ha convinto negli ultimissimi anni decine di produttori ad esporre all’esterno della fattoria la macchina-frigorifero che distribuisce ad 1 euro un litro di latte. Ecco la mappa dei distributori in Italia.

La Weston Price Foundation, molto seguita negli Stati Uniti, ma decisamente controcorrente, ha iniziato una campagna in favore del real milk, il vero latte, cioè quello crudo, non pastorizzato. Tra le tante motivazioni adduce, curiosamente, la stessa diffusione dell’osteoporosi, della carenza di calcio tra giovani, donne e anziani, e comunque il minor peso e consistenza delle ossa a tutte le età, nonostante che il pubblico medio oggi beva molto più latte di ieri, e il latte è ricco di calcio assimilabile. Secondo la Weston Price e i crudisti, questa paradossale minore assimilazione del calcio degli alimenti che ne sono più ricchi sarebbe dovuta alla totale assenza di enzimi nel latte trattato (pastorizzato, UHT e formule da biberon) e negli alimenti derivati, come panna, formaggi ecc.

PERCHE’ CRUDO E’ MEGLIO – Ci sono tanti motivi per i sostenitori del latte crudo, per i quali il latte non trattato è da preferire: 1. Più nutriente, 2. Più saporito (quello dei pascoli alpini estivi, nelle malghe, ha il sapore di erbe, fiori e panna), comunque non ha il gusto neutro deodorato del latte industriale, 3. Contiene tutti gli anticorpi per la difesa immunitaria. 4. E’ ricco di enzimi e batteri probiotici. 5. Più facile da digerire, anche per chi ha intolleranza al lattosio. 6. La produzione di latte crudo vuole la massima igiene, il massimo benessere e il controllo di ogni singola vacca. E’ perciò incompatibile con gli allevamenti di massa senza spazi vitali, dove le vacche sono numeri anonimi, spesso malate e curate con farmaci, con igiene approssimativa ("tanto, poi, il latte viene pastorizzato…"). Vuole anche fattorie organiche in stile "agricoltura tradizionale". 7. Costa meno.

DISTRUTTI ANTICORPI E FATTORI DI DIFESA IMMUNITARIA I propugnatori del latte crudo fanno notare che il latte di vacca crudo, come quello umano, è ricco di tutti i fattori di difesa immunitaria, che i tre processi di sanitarizzazione (pastorizzazione, e ancora di più UHT e le formule per lattanti) distruggono o riducono di molto.

In particolare, sono completamente inattivati in tutti e tre i processi: linfociti, linfociti B, macrofagi, neutrofili, anticorpi IgA/IgG, B12 binding protein, gamma-interferone, fattore bifidus, fibronectina. Sono ridotti in tutti e tre i processi gli acidi grassi a catena media. Sono ridotti nel latte pastorizzato, e inattivati nell’UHT e Formula: lattoferrina, lattoperossidasi, lisozima. Infine sono ridotti nel pastorizzato e UHT, e inattivati nelle formule: oligosaccaridi/mucina A, ormoni e fattori di crescita (Sci. Am., dic. 1995. Lancet 17 nov. 1984; 2(8412):1111-1113). La presenza di questi fattori di difesa autorizza i fans del latte crudo a sostenere che è addirittura "più sicuro" di quello pastorizzato. Ad ogni modo, sostengono, questo allarmismo sanitario sul latte è ingiustificato statisticamente. Se guardiamo alle malattie legate al cibo vediamo che negli Stati Uniti, p.es. nel 1997, il latte (crudo o cotto che fosse) è stato responsabile di 2 attacchi epidemici (0,4%), che hanno coinvolto 23 soggetti (0,2%), mentre per uova, pollame, frutta, verdura e insalata i casi sono stati molto più numerosi. 15 attacchi epidemici (719 casi) per frutta e verdura, e ben 21 (1104 casi) per le insalate (MMWR, mar.2, 2000: 49 (SSO1); 1-51).

RIDOTTE LE PROPRIETA’ NUTRITIVE – Nel latte pastorizzato è ridotta l’assimilazione di calcio, folati, vit.B12 (neutralizzata la proteina che la trasporta), vit. A (la vitamina e le beta-lattoglobuline che ne favoriscono l’assorbimento intestinale sono termolabili), vit.D, i lattobacilli che favoriscono l’assimilazione dei minerali sono distrutti, il ferro a causa dell’inattivazione della lattoferrina, lo iodio. Una suggestiva ipotesi storica fa risalire all’uso del latte bollito, l’aumento dello scorbuto infantile alla fine dell’800. Fino ad allora, si sostiene, quel po’ di vit.C presente nel latte era sufficiente a prevenirlo.

E il latte crudo, oltreché immuno-protettivo, si rivela anche un potente antiossidante. Ecco le conclusioni di una tesi di laurea sul latte bovino crudo del Montefeltro (M.Toro, rel. F.Mannello, Univ. Urbino 2007):

"Il trattamento al calore, in particolare il trattamento UHT, ma anche quello HTST, provoca un decremento significativo della capacità antiossidante rispetto a quella fisiologicamente riscontrata nel latte crudo bovino. Il latte crudo bovino, quindi, se rigorosamente controllato dal punto di vista microbiologico e igienico-sanitario, risulta un alimento con proprietà antiossidanti notevoli, in grado di proteggere l’organismo umano dagli effetti dannosi dei ROS, sia esogeni che endogeni. Il latte crudo bovino contiene biocomponenti (in parte ancora da identificare) che hanno da una parte effetti altamenti nutritivi e dall’altra conferiscono una elevata protezione immunologica, hanno effetti ipotensivi, giocano un ruolo importante come agenti anti-carcinogenici, ed effetti ipolipidemici. Infine, è stata dimostrata la forte attività di protezione nei confronti dei danni ossidativi".
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MACCHE’, TUTTO FALSO: E’ UNA PERICOLOSA ROULETTE RUSSA. In realtà, replica la FDA dall’89 ad oggi più di 800 casi di intossicazione solo negli Stati Uniti sono dovuti al latte crudo, alla panna, ai formaggi o gelati fatti di latte crudo. La posizione delle Autorità sanitarie, ovunque, dagli Stati Uniti all’Italia, è duramente contraria al latte crudo. E’ una roulette russa, come le centrali nucleari: può andar bene, se tutto funziona. E allora il latte è squisito, incomparabile con quello pastorizzato. Ma chi può avere la sicurezza assoluta? E anche assicurare un rischio batterico basso a tutti i piccoli allevamenti "naturali" che producono latte crudo è difficile, sostengono. La singola vacca può anche essere pulitissima e ben curata. Molto più pulita di quelle di allevamento intensivo. Ma se qualcosa (di invisibile) va storto, se qualche microrganismo ha colonizzato i condotti esterni della mammella, ecco che il latte si inquina nel momento stesso della mungitura.

E le statistiche recenti parlano chiaro. Epidemiologi e responsabili di igiene pubblica si mettono le mani nei capelli. D’altra parte la moda del latte crudo è scattata proprio negli ultimissimi anni, e ormai si contano a centinaia intossicazioni e infezioni gravi, e perfino qualche (raro) decesso. Gli organismi più temibili sono Campyilobacter jejuni, Escherichia coli, Salmonella, Listeria ecc. Ne parla un blog sanitario dedicato all’Escherichia coli: una bambina americana ha avuto danni al sistema nervoso centrale e danni renali gravi, che hanno reso necessario un mese di ospedale con dialisi per 14 giorni e costi altissimi.
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"Eleven-year-old Lauren Herzog and 9-year-old Chris Martin both consumed raw milk produced by Organic Pastures in early September of 2006. Lauren became ill with symptoms of E. coli infection on September 6. Her illness subsequently developed into HUS, a life-threatening complication of E. coli infection that can cause kidney failure and central nervous system impairment, and she was hospitalized on September 8. Lauren suffered acute renal failure and required approximately two weeks of daily kidney dialysis. She remained hospitalized until October 18, 2006, when she was discharged with over $250,000 in medical bills" .
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Ma anche in Italia ci sono stati diversi casi gravi. L' Escherichia coli, soprattutto nei bambini, può essere devastante, come nel caso della sindrome emolitica uremica (la HUS di cui parlava il rapporto americano, qui sopra) che può portare alla dialisi, anche per tutta la vita. Nel 2007 i casi segnalati sono stati 3 (Rimini, Padova, Mantova) e nel 2008 sono stati 7 (Bolzano, Ancona, Bologna, Cremona, Mantova, Verona e Torino). Altre fonti dicono 10. Casi rari, d'accordo, ma gravissimi.

Petrini e Slow Food - si indigna giustamente la brava giornalista biologa Anna Meldolesi - ritengono insignificanti questi "pochi" casi, rispetto ai 6 milioni di litri di latte crudo venduto? Chissà che avranno da rispondere a Slow Food i bambini e i genitori dei "pochi" bambini colpiti, forse condannati per sempre alla dialisi.

Insomma, oggi certe posizioni sul latte crudo, solo apparentemente naturiste e "fondamentaliste", in realtà rischiano di apparire di comodo, cioè sospettate di essere legate all'immagine e alla notorietà di questo o quel marchio, e quindi qualcuno potrebbe accusarle di essere ciniche e pubblicitarie.

Gianna Ferretti, docente universitaria di chimica degli alimenti fa il punto scientifico nel suo blog sulle trasformazioni che potrebbero verificarsi nel latte in seguito al calore. Conferma che la temperatura moderata della pastorizzazione (appena 72°C per pochi secondi, però su strato sottile) incide poco sulle proteine principali, come la caseina, ma modifica quelle secondarie, diminuendo, ma anche aumentando l'eventuale potere allergenico. Molti gli altri spunti interessanti.

Una panoramica completa, obiettiva, razionale, documentata, che considera nella giusta prospettiva storica e scientifica il problema, è quella di Dario Bressanini sul suo blog di Le Scienze. E' lunga, esauriente, e vale la pena di leggerla, anche per i numerosi link a cui rimanda. Mi trova perfettamente d'accordo, anche perché smaschera non i naturisti, che sono sempre stati salutisti fin dai tempi antichi, ma i soliti reazionari che speculano, spesso anche per fini commerciali, sulla nostalgia del "finto naturale" d'una volta, confondendo le acque e danneggiando il vero salutismo.

Tutto sommato, lo sappiamo bene, nel "mondo felice" della società pre-industriale non erano tanto le gravi malattie degenerative a prevalere come oggi (cancro, cuore, diabete ecc), quanto le infezioni, che falcidiavano soprattutto i bambini (v. il link precedente all'articolo di Bressanini) e le donne incinte. Quelle infezioni che debilitavano e lasciavano segni per tutta la vita, o causavano centinaia di migliaia di morti premature (perfino negli Stati Uniti del 1900), così numerose da far abbassare a 30 anni circa la vita media della popolazione, che pure conteneva anche molti vecchi.

Tale era, anzi è, il potere di Escherichia coli e di altri microrganismi insidiosi e invisibili che accompagnano tutta la nostra vita. Il dottor Pasteur li ha neutralizzati, togliendo un poco del sapore, molto degli enzimi e delle difese immunitarie del latte. Sempre meno, comunque, della distruttiva bollitura in casa che in più lascia un orribile sapore di "cotto" o "bruciato".

LA POSIZIONE DEL BLOG - Questo blog di Alimentazione Naturale ha promesso di seguire insieme Tradizione e Scienza, e in caso di contrasto di seguire senza esitazioni quest’ultima. Anche perché il Naturismo storico è sempre stato per la Scienza, e non per caso si rifà al Padre della medicina, Ippocrate. Evviva il latte crudo e naturale, dunque, ma solo se la vacca o la capra è sanissima e pulitissima. Cioè se siamo fortunati e la… conosciamo di persona! Perché il giusto concetto di "naturale" si riferisce alla vita e al benessere dell’Uomo, compresi i suoi tanti batteri "amici", simbionti, senza i quali non potrebbe neanche digerire. Tollera anche un certo grado di "sana sporcizia", che rafforza le nostre difese immunitarie prevenendo probabilmente le tante allergie nei bambini. Ma non può dire sì anche ai batteri pericolosi. Perciò, nel caso che non sia possibile discriminare con certezza tra batteri fecali poco dannosi e batteri devastanti (p.es. con nuove tecnologie igieniche), il latte pastorizzato appare oggi una ragionevole e sensata mediazione. A meno che non abbiamo la fortuna, è il caso di dirlo, di frequentare una malga d’estate con vacche accuratamente controllate. E in città? Seguire le norme sanitarie, che consentono l’acquisto di latte crudo solo presso il produttore.

AGGIORNATO IL 16 MAGGIO 2015

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13 Comments:

Anonymous dr. Augin said...

Complimenti, davvero una ricognizione panoramica del problema, a più voci. Sei l'unico ad essere obiettivo.

19 aprile 2009 12:34  
Anonymous Signora di Bergamo said...

Finalmente mi hai chiarito le idee. Anche se sono dovuta andare a tutti i collegamenti suggeriti. Molto completo.

19 aprile 2009 22:50  
Anonymous Lady Godiva said...

Bravo, sempre coerente e anticonformista, contro le leggende metropolitane e le infatuazioni... Natura sì, ma con intelligenza. Perché anche terremoti, cicuta e batteri sono Natura...

21 aprile 2009 15:27  
Anonymous Robin said...

Buonoooo! Quanto ne ho bevuto in vacanza in Alto Adige... Mai un mal di pancia.

21 aprile 2009 21:22  
Anonymous giusi d'urso said...

Sì, è squisito.
Grazie, ancora grazie... davvero illuminante e chiarificante.

23 aprile 2009 21:28  
Anonymous Anonimo said...

ciao!
da piccola ho contratto una grave infezione ad una ghiandola salivare, la ghiandola si e' autodistrutta dopo qualche anno di inutili cure (a 5 anni) il prof. Blasi del'osp. Monaldi di Napoli mi diagnosticò una forma di lieve tubercolosi - la chiamò "tubercolina" , attribuì la causa di questa malattia al latte crudo che mia madre mi aveva dato comprandolo da una contadina che aveva una mucca in condizioni igieniche non troppo buone, per fortuna sono guarita dopo una massiccia cura di antibiotici e pennicilline!
Saluti,
A.

23 giugno 2009 19:52  
Anonymous andrea parma said...

mi permetto di dire da allevatore e venditore di latte crudo alcune precisazioni.
la vendita di latte crudo è esclusivamente concessa ad alcune aziende dopo periodi di monitoraggio da parte dell'ausl che ne controlla i parametri stabiliti dalla legge italiana sulla vendita del latte crudo.
Il monitoraggio continua periodicamente ogni 15 gg con varie analisi specifiche sul latte e sulle condizioni igieniche dei locali di stoccaggio e di distribuzione del latte, così come per gli ambienti per gli animali e le condizioni di benessere animale.
Qualora vengano meno questi parametri, l'ausl blocca immediatamente la vendita del latte ai distributori.

Mi permetto di far notare anche che tante volte si è parlato di buon latte crudo di una volta.
Sempre direi da chi fa informazione, in realtà, ma mai da chi produce il latte.

In effetti il latte crudo di oggi, per fortuna, non ha nulla a che vedere con "il buon latte crudo di una volta"!

"il buon latte crudo di oggi" occorre dire!
Infatti sono completamente diverse le condizioni in cui oggi vivono gli animali in quelle stalle che hanno avuto la concessione alla vendita del latte crudo, rispetto agli standard di benessere animale e di pulizia che si avevano negli allevamenti anche solo 30 anni fa.
Quindi prendere a riferimento i dati di tossinfezioni alimentare da latte crudo, riferendosi fino all'800, mi sembra alquanto fuori luogo.

Mi permetto di aggiungere che oggi con le tecnologie a disposizione è possibile mungere un latte crudo con valori di carica batterica totale, presente nel latte, pari a quelli che possiamo trovare di norma in un brik di latte al supermercato.
Questo non solo perchè il latte crudo di oggi è ultra pulito, ma anche perchè il latte pastorizzato non è esente da rischio, perchè non privo di batteri.
Un latte pastorizzato alla partenza, intendo prima dei processi di lavorazione industriale, ( già, perchè forse non tutti sanno che il latte "dell'industria" viene come smembrato dai suoi componenti, e ricomposto subito dopo, con valori proteici e di grassi calcolati, a seconda che si tratti del latte intero o parzialmente scremato o tanti altri...) può raggiungere anche livelli di carica batterica fino a 300.000 unità per ml.
Al massimo le stalle in generale lo possono vendere fino a 100.000 unità.
Questo perchè la carica batterica aumenta dal momento del ritiro alla stalla allo stabilimento.
Sfido chiunque abbia visto un latte nelle condizioni in cui si trova con 300.000 unità di carica batterica, a berlo anche dopo pastorizzazione e lavorazioni industriali!

Il limite di legge che devono rispettare le stalle che vogliono vendere latte crudo è alquanto più basso dei 100.000 delle stalle comuni ed è stato fissato in 20.000unità per ml.

Nel mio specifico caso le analisi oscillano sempre tra un valore di 4000 e 7000 unità per ml.

Il latte crudo è sicuro, quello dei distributori automatici, contrariamente a quello che viene detto nelle conclusioni dell'articolo, dove si sostiene che si possa bere crudo solo quello dell'alta valle di susi, e dove spesso e volentieri le mucche al pascolo sopra quei magnifici manti erbosi, sono quelle gravide che non vengono nemmeno munte.

Buon latte crudo a tutti!

saluti

4 settembre 2009 12:28  
Blogger Nico Valerio said...

Caro Parma, ma lei l'articolo lo ha letto o solo "guardato" da lontano? Perché scrive di non guardare "all'800", cioè al passato, mentre nell'articolo la cifra "800", come si dice chiaramente, è il numero delle tossinfezioni di oggi, dal 1989 in poi, negli Stati Uniti da latte crudo. Ragion per cui anche in Italia ora c'è l'obblico di bollire il latte crudo venduto. Che è un controsenso.
Sarà certamente vero - e io l'ho scritto - che certe stalle, certe vacche, sono più pulite d'una provetta di laboratorio, ma le altre? Ma la maggioranza? E come fa un compratore a capire al volo se dietro il distributore c'è il latte perfetto, quello così così ma tollerabile, o l'eccezione (gli incidenti possono sempre capitare)con troppi germi?
Comunque, il naturista che è in me è con lei. E' l'altro Nico che obietta.

4 settembre 2009 13:10  
Anonymous andrea parma said...

Nell'articolo viene anche riportato:

"Ma anche in Italia ci sono stati diversi casi gravi. L' Escherichia coli, soprattutto nei bambini, può essere devastante, come nel caso della sindrome emolitica uremica (la HUS di cui parlava il rapporto americano, qui sopra) che può portare alla dialisi, anche per tutta la vita. Nel 2007 i casi segnalati sono stati 3 (Rimini, Padova, Mantova) e nel 2008 sono stati 7 (Bolzano, Ancona, Bologna, Cremona, Mantova, Verona e Torino). Altre fonti dicono 10. Casi rari, d'accordo, ma gravissimi."

Dovere dell'informazione sarebbe quello di pubblicare i dati anche delle smentite di questi casi di infezione dovuta ad E. Coli, non credete?

Infatti i casi lombardi e veneti sono stati tutti smentiti dalle ausl.

Un paio di casi addirittura sono stati sbandierati dagli ospedali, agli organi di informazione e non alle ausl di competenza!

Il caso di Bolzano, bè, a Bolzano non ci sono distributori automatici di latte crudo!

Dove sta l'allarme?

Lascio a tutti voi che leggerete la libertà di risposta!

Saluti nuovamente.

4 settembre 2009 14:04  
Blogger Nico Valerio said...

Caro Parma, io questo ho trovato. Sono ben lieto se c'è una smentita su quei casi del Lombardo-Veneto. Su quale sito ufficiale o serio la trovo? Se mi si dà notizia certa correggo il testo. Grazie della collaborazione.

4 settembre 2009 14:35  
Anonymous andrea parma said...

Direi fondamentalmente che quando si obbietta sulla pulizia di certe stalle e certe altre no, bè, la risposta è semplice; gli allevatori seri che lavorano in un certo modo, diciamo pure "tengono le stalle e i loro animali puliti" se fanno domanda per la vendita di latte crudo all'ausl di competenza, hanno sicuramente parere positivo.
Gli allevatori che lavorano male e che richiedono la stessa possibilità di vendere il loro latte con distributori automatici, si vedranno chiusa una porta in faccia, perchè non in grado di rispettare quei parametri così retrittivi che regolamentano per legge la vendita di latte crudo.

E consentitemi di dire che è una questione culturale di ogni allevatore lavorare in un certo modo.
Nessun allevatore ci terrebbe a vendere latte "sporco" subito dopo aver avuto la concessione per la vendita di latte crudo! ci rimette di persona! anche perchè un latte "sporco" non è certo così gustoso come uno "pulito", la differenza si sente subito al palato, e costui perderebbe subito le vendite.
Immaginatevi una gelateria che per l'inaugurazione fa un gran buon gelato, il più buono della zona, e subito dopo cambia tipo di lavorazione e ingredienti; come potrebbe sperare di vendere ancora il proprio gelato con lo stesso successo del giorno dell'inaugurazione?
In sostanza chi vende un prodotto qualsiasi, proponendolo al pubblico, direttamente, mettendo la propria faccia, mai e poi mai cercherà di frodare chi va a comprare il frutto del proprio lavoro!
Cercherà anzi di fare sempre meglio, per avere sempre più successo!

Un produttore, è si un imprenditore, ma certo figura ben diversa del commerciante!
Il commerciante vende roba d'altri, potrebbe essere la più scadente, ma la deve far passare in ogni caso per la più valida, se vuol vendere.

Si capisce da questo mio ragionamento come siano su due piani diversi le due figure, e capito questo, dovrebbe servire a far perdere quella sfiducia verso i produttori, nello specifico, di latte crudo.

In ogni caso i miei riferimenti all'800 erano citati nell'articolo di Dario Bressanini, citato nel post e i casi di infezioni dovute a E. coli presi in considerazione sono precedenti alla legge che oggi regolamenta la vendita di latte crudo in Italia; infatti i casi annui riscontrati da dopo la legge sono diminuiti drasticamente; inoltre sono tutti i casi scaturiti insieme, non solo causati da latte.
Questa è una precisazione non irrilevante direi, ma tralasciata.

Circa le fonti sulle smentite, trovarle ufficiali sarebbe necessario rivolgersi alle ausl di competenza dei vari luoghi in questione e pubblicarle.
Nessuno ancora lo ha fatto, ma le smentite esistono eccome e siccome sono nel settore posso garantire che nessun distributore è stato chiuso per causa di tossinfezioni alimentari.
Vi sono state alcune sospensioni dovute ad irregolarità sulle diciture obbligatorie per legge da apportare sulla facciata dei distributori automatici.

In ogni caso visitate il sito:
www.bevilatte.it
Troverete le smentite ai vari casi.
Mi troverete ne "i miei clienti" con il nome di A. A. PIGOZZA, distributori automatici di latte crudo LaMuCCa.

5 settembre 2009 08:07  
Blogger 1consigliere said...

Ho letto recentemente un libro dove si spiega l'importanza della vitamina A, necessaria anche a mantenere denti sani, prevenire le infezioni persino quelle dei genitali, mantenere sani i capelli, preservarci dal cancro e per curare tantissimi altri problemi. Perché queste cose non sono state stressate dai mass-media? Vorrei anche sapere se il governo ha qualche obbligo di scrivere la quantità di vitamina A presente nel tipo di latte che si acquista. E non è vero che dopo l'età di 2 anni il bambino può fare a meno di vitamina A. Io credo che tantissime persone dovrebbero iniziare azione legale contro il governo per non avere dato il peso giusto alle funzioni della vitamina A. Persino i diabetologi non dicono ai pazienti che la vitamina A non può essere sintetizzata da una persona diabetica. Il tutto è assurdo.

3 febbraio 2016 23:50  
Blogger Nico Valerio said...

Lasciamo stare i libretti o articoli che mitizzano questo o quel nutriente, per favore: sono responsabili (o perché scritti da persone ignoranti o fanatiche o perché letti da persone ignare di tutto e senza basi scientifiche) di leggende metropolitane e opinioni sbagliate di massa. La vitamina A è certo importante, ma è presente in qualsiasi dieta un minimo sana, non c'è bisogno di chissà che. I vegetariani la trovano in abbondanza in tutte le verdure verdi-gialle (come carotenoidi che si trasformano nel corpo in retinolo utile col rapporto 6:1, che non è poco vista l'abbondanza delle fonti). La trovano anche in formaggi e latte intero come retinolo preformato. I non vegetariani a queste fonti aggiungono anche olio di fegato di merluzzo, il fegato di ogni specie, carni e pesci. Che vogliamo di più? Quindi anche il più sfortunato diabetico può averla.

Scrivere in etichetta quanta vitamina A retinolo contiene il latte non si può, perché la composizione del latte varia ogni giorno e perché le leggi e le Autorità Sanitarie Europee e Mondiali non lo consentono

4 febbraio 2016 15:44  

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