mercoledì 31 ottobre 2007

PERSONAGGI. Il paradosso di Berrino meglio di quello di Achille e la tartaruga

Pochi ricercatori clinici al mondo hanno valorizzato la prevenzione e l’alimentazione anti-cancro più dell’oncologo Franco Berrino. Per questo l'ho sempre stimato e lodato, col mio abituale "entusiasmo razionale", già dai tempi dell’Istituto di ricerche sul cancro di Lione, pur conoscendolo solo per quello che leggevo sulla stampa e sugli studi scientifici, dall’internazionale EPIC all’italiano Diana.

Dopotutto, come i jazzisti si giudicano solo per la musica che effettivamente creano, qualunque sia lo spartito da cui partono, così gli uomini di scienza si valutano per quello che realmente sanno scoprire e organizzare, qualunque sia il loro background. E sono lieto - me lo ha detto lui stesso al Convegno di Bari - che a suo tempo Berrino abbia letto, forse divorato, il mio Manuale di Terapie con gli Alimenti, che è stato il primo e ancor oggi - dieci anni dopo - l’unico testo sull’argomento (che vorrei aggiornare, se trovassi un nuovo serio editore!). Insomma, ci siamo incrociati nella stima.

Ma dal vivo ho scoperto un Berrino diverso da quello che immaginavo, uno scienziato umano, troppo umano, che anche nei tratti fisici ha qualcosa dell’uomo che "crede" in qualcosa, e che cerca di mettere d'accordo quello che fa col suo credo. In queste condizioni per il largo pubblico si fa presto a cadere nell’iconografia del "guru", del medico dell'anima, del maestro di vita.

Maestro di vita? Ma sì, la gente crea, vuole i miti. Lo so bene per esperienza, perché, nonostante che abbia curato la mia immagine in perfetta sintonia con le mie idee e la mia razionalità innata, in modo da non assomigliare minimamente ad un guru o ad un maestro di vita, anzi facendo di tutto per demistificare, per disattendere (p.es, con i modi di fare da eterno adolescente, col gusto per la polemica, l’understatement, il relativismo e l’humour) simili aspettative che non avrei tollerato senza ridere di me stesso come rido degli altri, ebbene, anche a me è capitato spesso, e capita tuttora di subire questa identificazione da parte di lettori, allievi dei Corsi e conoscenti. Solo che in me questa mitizzazione è non solo sbagliata, ma anche poco plausibile, tanto sono laicista e diffidente verso ogni carisma. In Berrino, invece, è plausibilissima.

Però, a parte il diverso atteggiamento verso il Mito, la trascendenza o almeno l'immanenza, forse si può parlare di due psicologie parallele. Berrino, come me, ha qualcosa del convinto assertore, insomma va oltre il ruolo neutrale che la scienza assegna ai suoi frequentatori, siano essi ricercatori, biologi, medici, cultori della materia. E questo per me non può che generare ammirazione, perché in questi casi c’è un’espansione, non una riduzione della personalità. E’ un creativo che s’immerge totalmente in quello che fa e crede, non un burocratico impiegato della ricerca. In casi del genere si dice che "c’è del genio".

Ma lui a differenza di me ha qualcosa di ascetico nello sguardo e forse nell’animo. Io sono senza religioni, ma lui ha scelto come religione la macrobiotica, non so quando, e dunque lo Zen, filosofia spiritualista che prospetta un nuovo ordine delle cose. Proprio come da adolescente, alla fine degli anni ’60, io aderii totalmente al Naturismo, cioè alla filosofia di vita e alla scienza del "vivere secondo Natura", quando in una di quelle agnizioni improvvise, scoprì in una volta sola che erano "cosa mia" da sempre tutte le intuizioni del Naturismo (c’è chi, sbagliando, lo chiama salutismo o igienismo) che la tradizione fa risalire ad Ippocrate: l’alimentazione naturale come cibo e cura, le medicine naturali, la difesa di piante, ambiente e animali, l’agricoltura sana, l’autosufficienza e il far da sé, le energie naturali, il risparmio, l’escursionismo nella Natura (solo chi la frequenta la ama davvero), la cultura del corpo, perfino il nudismo. Tutto è collegato nella vita secondo Natura, la natura dell'Uomo, of course.

Religione laica, terrena, non trascendente, la sola possibile per chi come me scoprì che perfino l’anagramma del proprio nome suggerisce "invero laico", e perciò la sola adatta sia ai credenti sia agli atei, sia agli ignoranti che ai colti. Ma sempre un credo profondo, onnidirezionale, che per fortuna nel caso del Naturismo si realizza attraverso la Scienza, sempre aggiornata da Ippocrate ad oggi, talvolta in opposizione ma sempre in anticipo su quella ufficiale. E ora, lontani i tempi delle cure di mercurio e antimonio (sec. XVIII-XIX), dei clisteri e salassi in eccesso, dei 150 g di proteine da carne al giorno (inizi sec. XX), e della diffidenza – ancora negli anni Ottanta – per l’alimentazione preventiva e terapeutica (“fisime”, “faddism”, scriveva il dietologo di successo Djalma Vitali sul settimanale  “laico-razionale-progressista” l’Espresso), ecco che la medicina contemporanea e l’alimentazione sana preventiva proposta dalla Scienza tendono a coincidere sempre più col Naturismo alimentare. Il Naturismo ha vinto, insomma. Ciò che molti naturisti incolti rimasti all’Ottocento e molti nutrizionisti rimasti al Novecento, non capiscono. Proprio per difetto culturale.

Ebbene, la scoperta dell’uomo Berrino è stata per me il dato umano più interessante del Convegno di Bari (v. articolo precedente). Si intuisce che è, se possibile, migliore del Berrino scienziato, così come un autore dal vivo è sempre più vivace, sfaccettato, spontaneo, contraddittorio e profondo dei suoi libri, nonostante l’errore psicologico di tutti i lettori – anche i miei – che dopo aver idealizzato a propria immagine e fantasia un autore, poi restano delusi e disorientati quando lo conoscono di persona. Ma ancor peggio sarebbe se invitassero a pranzo geni come Mozart o Einstein. E dopotutto l’uomo Leopardi, a differenza del poeta, puzzava. Insomma, voglio dire, se un autore "pubblico" fosse ad un senso solo, cioè coincidesse piattamente con la sua opera, così come il pubblico infantilmente e semplicisticamente lo "crea", sarebbe ben poca cosa, un ometto virtuale, un’astrazione.

Ma torniamo alla scelta macrobiotica di Berrino, che in lui è più filosofica – mi ha detto, e non esito a crederlo – che banalmente alimentare. Ma io, mi scuso, non mi interesso di filosofia, e sto alla nutrizione. “Non è vero – mi ha detto l’amico Berrino – che la macrobiotica ha un eccesso di sale, di cibi stracotti e cereali caramellizzati o tostati, o una carenza di cibi crudi e insalate: dipende da chi la fa”. D’accordo. Ma la sensata opinione urta contro i testi fondamentali del creatore della macrobiotica, Ohsawa, e contro il 99,9% della pratica quotidiana dei ristoranti e dei menù macrobiotici). Non ho dubbi che una persona intelligente e motivata come lui mangi, tutto sommato, abbastanza bene: mi preoccupo degli altri, cioè della stragrande maggioranza delle persone.

Così, ancora una volta (ma stavolta andando a cercare gli studi di prima mano, non fidandomi di quelli citati da altri, come facevo ai tempi lontani del manuale di Alimentazione Naturale), ho passato in rassegna in una sintetica monografia review (che è piaciuta molto al nutrizionista e medico Andrea Ghiselli, capo-ricercatore INRAN) tutti i pregi e i difetti della dieta macrobiotica, accludendo come prova molti studi scientifici. Che cosa ne viene fuori? Andate a leggerla: ci sono molte sorprese, anche per chi crede di sapere tutto di macrobiotica.

E da questa review viene fuori anche che, sì, è vero, c’è stato un rinnovamento dai tempi del fondatore, ma che la macrobiotica reinterpretata in chiave quasi naturistica come fa Berrino, più ancora dei timidi e deludenti miglioramenti di Michio Kushi, forse non sarà più cancerogena, magari sarà addirittura anti-cancro, però non è più macrobiotica, ma una delle tante possibili versioni della normale alimentazione naturale, fondata sul cibo tradizionale, parco e bilanciato, e su cereali integrali, legumi, semi oleosi, verdura e frutta. Quindi, qual è il problema che divide me e Berrino? Solo una questione di nomi!

Le definizioni linguistiche ci dividono un poco? Ma è chiaro come il sole che vogliamo dire, in pratica, quasi la stessa cosa, e che per lui l’alimentazione naturale del Naturismo va chiamata "macrobiotica", tutto qui. L'ha inventata lui, d'accordo, dico io col mio solito vizio satirico ma bonario, e anzi la “macrobiotica di Berrino” è molto meglio di quella di Ohsawa, ma se è a base di cereali integrali, legumi, semi oleosi, e lui ci aggiunge anche verdura abbondante e frutta (e so anche che i macro un pezzettino di caciottina possono aggiungerla una volta tanto), che voglio di più? Se è così, tutte le sere vado a cena “chez Berrinó”! La "dieta Berrino", allora è quasi la mia. Solo che non è "macrobiotica", neanche se si sa a memoria tutta la teoria Yin-Yang e si è introiettato tutto lo Zen del mondo. Ma è una dieta naturista, un po’ meno verde e un po’ meno cruda.

Attenti, perciò, a non confondere e trarre in inganno gli altri, coloro che non sanno, i pazienti, che ai nomi badano molto. Da persona razionale e laica, dico che non è corretto, è poco scientifico, utilizzare questa dieta integrale e naturale così modificata negli studi clinici sperimentali, come il progetto "Diana", definendola "macrobiotica" o lasciando credere nei comunicati stampa che lo sia. Perché la dieta di Ohsawa è ben diversa. Non è consentito eliminare tutti i gravi difetti d'una dieta definita "la più pericolosa" da nutrizionisti, cardiologi e oncologi, (troppo sale, conserve salate, salse di soia fermentata e miso, cibi troppo cotti, stracotti, caramellizzati o tostati, carenza di verdure crude e frutta cruda, quasi totale assenza di latticini e uova: v. la review nel link riportato sopra) e continuare a chiamarla, come se niente fosse, "macrobiotica".

Berrino a differenza di me è uno spiritualista e amante dell'Oriente, d'accordo. Ma per fortuna è "umano, troppo umano". E, soprattutto dopo averlo conosciuto, sia pure di sfuggita, gli voglio bene. Perché capisco le persone al volo (“Nico-2”). Però, secondo il “Nico-1”, che è il lato severissimo, laico e razionale della mia personalità, debbo dire le verità anche sgradevoli, costi quello che costi: uno scienziato non dovrebbe mai affievolire la luce della Ragione e privilegiare i propri "gusti" personali rispetto all'evidenza scientifica. E non dovrebbe mai arrampicarsi sugli specchi (come fa invece Colin Campbell in China Study, che dopo aver giustamente blaterato contro gli inutili integratori, poi consiglia la vitamina B12, senza la quale, ammette, un vegan se la passerebbe male). Lui, poi, dovrebbe sapere bene qual è il dogmatismo della macrobiotica, che non tollera interpretazioni così dissonanti (p.es. eliminare sale e conserve salate e salse di soia, yang, per privilegiare verdure crude e frutta, yin) da apparire blasfeme e provocatorie agli occhi di qualunque macrobiotico. E soprattutto, il metodo: non può far prevalere l'adepta o tifoso sull'uomo di scienza, cercando a tutti i costi di avvalorare le proprie convinzioni filosofiche.

E allora? Allora si cade nel peccato veniale (non venale, se siamo sicuri) di fare propaganda al "nome", al logo tanto amato e venerato, proprio come farebbe il tifoso del Milan o della Roma, capacissimo di chiamare "romanista" o "milanista" perfino la propria torta di compleanno. Così, in gloria al nome.

Per finire e anche per farmi perdonare di non saper proprio fare ritratti più dolci di così (sono nato critico, ahimé), termino il ritratto col gustoso "paradosso di Berrino", come l’ho subito titolato trasformandolo in storiella  Che poi è anche il paradosso di tutti noi naturisti verso il cibo carneo. Me l’ha raccontato lui, in un’altra forma, più seria, spiegandomi che solo di tanto in tanto, o quasi mai, mangia carne, e con una nobile motivazione.

Dunque, si narra che nell’Aldilà il prof. Franco Berrino sia chiamato al cospetto del Signore della Natura per il rendiconto finale delle sue azioni. "Franco, mi si dice che tu non hai escluso del tutto la carne dalla tua dieta. Eppure per ottenerla sapevi bene che occorreva uccidere degli animali. Come ti discolpi? "Signore, è vero, ma io ho sempre detto che avrei mangiato solo la carne d’un animale a me familiare, cioè che avessi prima ben conosciuto come sano, allevato liberamente con i frutti della Natura". "Conosciuto… familiare…? – replicò il Signore, sempre più irato – E tu avresti avuto il coraggio di cibarti d’un amico? La tua posizione si aggrava. Anzi, no, fammi pensare: forse ti scagiona del tutto". "Appunto, Signore, tu l’hai detto. Tali erano le condizioni da me poste, tale la mia sensibilità, che nella realtà ne mangiavo pochissimo e molto di rado. Di fatto ero quasi vegetariano".

Divertente, no? Quasi meglio del paradosso matematico di "Achille e la tartaruga" del filosofo Zenone.

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21 Comments:

Anonymous luana said...

Bel ritratto, complimenti.

31 ottobre 2007 21:46  
Anonymous mcristina said...

Ciao Nico
penso che tu e Franco Berrino siate
gli unici che predicate bene e
razzolate bene seguendo in prima
persona ciò che divulgate.
mcristina

1 novembre 2007 08:53  
Blogger Nico Valerio said...

Sì, hai ragione, M.Cristina

1 novembre 2007 14:41  
Anonymous mary the red said...

Chissà quanti bastoni tra le ruote avrà avuto negli ambienti della sanità

2 novembre 2007 14:56  
Blogger Nico Valerio said...

Mary, non lo so, non credo. B. fa ricerca e oltre che dall'Ist Tumori dipende dalla...comunità scientifica internazionale. Che è dalla parte sua (nostra), per fortuna.
Il Ministero, come anche - che so - i nutrizionisti di Stato dell'INRAN, nulla possono contro l'uso preventivo degli alimenti dimostrato dai ricercatori.

2 novembre 2007 15:01  
Anonymous Anonimo said...

Nico, mi era sfuggito questo tuo commento simpatico su Berrino! Io non lo conosco di persona, ma ho letto e riletto le sue dispense sul "cibo dell'uomo"; fatte bene senza dubbio, se non fosse per quelle ricette astruse sul cibo macrobiotico....che non fanno parte della nostra cultura, nè del nostro vivere quotidiano. Io quando viaggio in paesi lontani mangio sempre il cibo del posto, ma a casa mia è più facile e naturale optare per i nostri sapori, tranne qualche eccezione. Ammesso che trovi dove comprare le alghe consigliate da Berrino, non saprei nemmeno capire se sono di buona qualità o da buttare.. Ecco, secondo me, con quella sua faccia ascetica, a Berrino non piace mangiare, non gli importa niente del gusto... e non vede il cibo come un pezzo della nostra cultura.

6 dicembre 2008 18:28  
Anonymous Anonimo said...

Interpretando bene Osawa (dove ha letto Nico che le interpretazioni nella macrobiotica non sono ammesse ? Questa rigidità è totalmente estranea, oltre che diametralmente opposta al suo spirito, a Nyoiti Sakurazawa: basti pensare all'importanza che hanno per lui il clima, la stagione, la latitudine, l'altitudine...) Per praticare la macrobiotica bisogna sempre scegliere gli alimenti ed i cibi a noi più vicini e facilmente accessibili. Franco Berrino dimostra di entrare molto più in profondità nella macrobiotica, ma forse non vi riesce al punto da adattarla (come richiede il suo spirito) alla nostra realtà. La mia critica ovviamente non toglie niente, e non ha neppure intenzione di farlo, alla bontà delle pubblicazioni di Nico. Le sue fonti scientifiche vanno benissimo, nei limiti che si impone la scienza, sulle religioni e sulle tradizioni spirituali millenarie quindi, soprattutto quelle che non conosce bene e rispetto alle quali la scienza moderna è comunque inferiore, dovrebbe limitarsi all'antico adagio: ne sutor ultra crepidam. La macrobiotica di Osawa non la comprende: quali testi di Osawa ha letto? Solo uno? Soprattutto: da dove tira fuori quei paragoni così carini, anche se totalmente infondati, con i “tifosi”? Perché crede che la verità stia a cuore più ad un ricercatore che a un fedele? Atto di fede ? E’ vero però che i seguaci di Osawa sono praticamente tutti molto limitati (come il 99,9 per cento dei ricercatori, anche loro affetti da analoghe forme di venalità): oltre che affetti da un’esotismo (non esoterismo che è ben altra cosa e di ben altro spessore) ridicolo. Una precisazione: non sono un macrobiotico, né un seguace dello zen! Così vi risparmio qualche possibile sciocchezza.

22 agosto 2009 15:13  
Blogger Nico Valerio said...

REGOLE RIGIDE E LA SCUSA DEGLI ADATTAMENTI PERSONALI
Comoda argomentazione: tutto può essere cambiato e adattato da ognuno di noi, anzi “noi siamo diversi”, “io, poi, sono unico”, non esistono regole fisse. Come ti permetti di razionalizzare, di generalizzare? Noi uomini siamo atomi incomunicanti, monadi imperscrutabili. Cosicché non è più possibile dire nulla, neanche “la macrobiotica dice”, e fare critiche. Per fortuna, nonostante le acrobazie dialettiche difensive, la rigidità evidente dei testi tanto da essere famosa, e soprattutto l’osservazione più che trentennale di tutti i macrobiotici in carne ed ossa nostri conoscenti, e le pietanze gustate decine di volte nei più diversi ristoranti macrobiotici d’Europa, dimostrano esattamente il contrario, ovvero quello che dico qui, e soprattutto quello che scrivo nell’articolo generale sulla macrobiotica in questo stesso sito http://alimentazione-naturale.blogspot.com/2009/06/macrobiotica-dieta-di-oshawa-rischio.html
Ho letto, facendo violenza alla mia natura ragionevole prima che razionale, Ohsawa (1 testo), Kushi (2 testi), Abensheera (1 testo), più altri minori. Ma sono soprattutto un buon osservatore e imparo velocemente. Non mi interessa che la macrobiotica abbia o no “regole rigide”, osservo solo che nella pratica corrente, nella realtà, i macrobiotici SI COMPORTANO E SCRIVONO COME SE quelle regole siano fisse, rigidissime. Sono limitati loro al 99,9 per cento, come dice l’interlocutore? Non hanno capito nulla della dieta di Ohsawa, così “elastica” da adattarsi ai luoghi, alle stagioni (infatti tutto il cibo è importato) e agli individui (infatti la dieta si è diffusa soprattutto nei ristoranti collettivi con menù standard), che invece solo il mio interlocutore ha afferrato? Posso anche concederlo. Ma allora che pensare di una dieta filosofica tanto immotivata, difficile, contraddittoria, affaristica e astrusa da essere capita solo da una persona? Caro amico, non dico che le interpretazioni individuali non sono ammesse nella teoria della Macrobiotica, ma che non le ammettono i macrobiotici comuni. Nella vita – anche nella Macrobiotica - conta il comportamento reale della gente, la realtà psicologica e sociologica, non una noticina a fine pagina in un libro che chiunque potrebbe scrivere, visto che la fantasia è gratuita.

22 agosto 2009 15:15  
Anonymous Anonimo said...

Benissimo ! E' proprio quello che credevo: Nico, tu di Osawa non hai letto che un testo e credo sia "La dieta macrobiotica", che è il più fesso e divulgativo. Lo stile di Osawa è di proposito non razionalistico, spesso si esprime per aforismi e lo fa apposta: lo dice chiaramente. Lo si comprende solo mettendo a confronto testi come La vita macrobiotica, L'agopuntura e La medicina macrobiotica, La macrobiotica e la sua filosofia ed Introduzione alla scienza della macrobiotica. Kushi non gli è neppure lontanamente paragonabile e mentre Osawa si fonda sulla Sapienza Buddhista (non sono buddhista !) Kushi si lancia troppo spesso in improbabili interpretazioni pseudoscientifiche. Questo difetto c'è in Osawa, ma in lui è poco più di un neo. Da i testi di Osawa posso citare una marea di passi che contrastano con le mistificazioni che gli attribuisci. Ad esempio posso indicarti dove spiega in quali parti del Giappone o di altre regioni del mondo si possono consumare latte di vacca ed i loro derivati. Perché chi consuma cibi prodotti lontano dal luogo dove vive è, per Osawa, un criminale e tante tante altre cose. Non ho mai conosciuto un solo macrobiotico che avesse afferrato lo spirito del fondatore della Macrobiotica, sembrerà assurdo, ma purtroppo è la verità: basta leggere attentamente Osawa è ci si rende conto della semplicità e correttezza di ciò che scrive. In Italia Pianesi è considerato un macrobiotico: avrà tanti meriti, ma a mio avviso, di Osawa ha capito pochissimo !
Concludo, caro Nico, che non vorrei essere frainteso su questo: ti ammiro sinceramente e rispetto moltissimo la tua serietà e competenza. A te sembrerà strano, ma per me sei molto più macrobiotico tu di tutti i sedicenti fanatici che si autoetichettano "macrobiotici" o allievi di Osawa. Osawa spesso rimaneva sconcertato dalla rigidità di persone che osservavano per anni un regime curativo che egli aveva prescritto per 10 giorni, senza accorgersi della rigidità cadaverica della loro mente. Cosa direbbe dei macrobiotici italiani affetti da puerile esotismo ?

22 agosto 2009 19:32  
Anonymous Anonimo said...

Nico ha scritto: "[...] i macrobiotici SI COMPORTANO E SCRIVONO COME SE quelle regole siano fisse, rigidissime[...]"
Tanto per non rimanere nel vago, poi tolgo il disturbo : "[...] Oggi sopporto [... è Osawa che scrive di se stesso...] benissimo qualsiasi cibo. I miei amici di un tempo ricordano bene come io non sopportassi l'alcool, nè il tabacco; ma oggi li posso meravigliare gustando davanti ad essi dell'alcool o fumando una sigaretta, sebbene POSSA BENISSIMO FARNE A MENO. Accetto con gioia i piatti europei ed i piatti cinesi, mi piacciono LA FRUTTA, la pasticceria, la cucina francese [evidentemente aveva davvero un ottimo stomaco :)], il caffè, il cioccolato, il wisky...ed il vino moscato è il mio preferito. naturalmente non mangio così tutti i giorni. Non mi sento a mio agio se questi diventano dei cibi quotidiani, però LI PRENDO SEGUENDO L'ORDINE YIN-YANG E GIUDICANDONE LE COMBINAZIONI MACROBIOTICHE in modo da non subire un avvelenamento eccessivo […sola dosis facit venenum…]. Perchè devo dire questo ? PERCHE' MOLTE PERSONE SEGUONO LA MACROBIOTICA COME FOSSE UN PRECETTO RIGIDO E MONOTONO. MOLTI PENSANO DI DOVER SEGUIRE PER TUTTA LA VITA UNA DIETA ALIMENTARE RIGIDA CONCEPITA PER UNA MALATTIA. MA QUANDO L'ERRORE GIUNGE FINO A QUESTO PUNTO, DIVENTA COMICO. Una prescrizione macrobiotica è fatta soltanto per guarire una malattia. Non appena il malato è guarito, deve fare UN PASSO AVANTI per costruirsi una nuova costituzione che resista alla malattia, MANGIANDO CORRETTAMNTE TUTTO CIO' CHE SI PRODUCE NEL PAESE IN CUI VIVE, combinando questi alimenti con abilità servendosi della legge di identità tra il corpo e la terra. QUESTA E' LA MACROBITICA" [...che i macrobiotici non riescono proprio a capire!] "(pag.91 de "La vita macrobiotica" di Nyoiti Sakurazawa alias Georges Ohsawa edizione vattelapesca). Alla faccia della noticina ! Così pure moltissimi non capendo una mazza della propria Tradizione si atteggiano assumendo le più improbabili pseudo-identità...
...

24 agosto 2009 09:58  
Blogger Nico Valerio said...

"Questa è la mcrobiotica che i macrobiotici non riescono proprio a capire", conclude l'Anonimo, dandosi la zappa sui piedi.
"Tu l'hai detto": è proprio quello che ho scritto: che cosa pensare di una dieta che nessuno riesce a capire?
Comunque, è evidente che per Ohsawa quelle che riporti sono eccezioni, cose da fare di rado, una tantum, anche per meravigliare discepoli e amici (lo faccio anch'io, p.es bevendo vino in pubblico per vedere che faccia fanno, io astemio...). E l'eccezione, credimi, la possono capire tutti i macrobiotici. Tutti fanno eccezioni. Quindi non è questo il punto.
Invece tu ci aggiungi molto del tuo: finita la "cura" (ma perché tutto deve partire dalla malattia? E l'alimentazione dei sani?), ognuno dovrebbe seguire in sostanza l'alimentazione che più gli aggrada... E no! Così si banalizza tutto, e si cade nel tautologico e nel generico: tutto e il contrario di tutto. Non ci posso credere e non ci credo.
I testi (la decina di libri che ho letto) dicono il contrario: esiste una macrobiotica normale di lungo periodo, PER I SANI, che ha regole molto strette e precise.
I paradossi scritti in qualche riga (ecco perché parlavo per esemplificare di "noticina") da O. non possono smentire le altre migliaia di pagine.
Anonimo, perché ti arrampici sugli specchi? Quella che tu chiami "macrobiotica" altro non è che LA TUA, PERSONALISSIMA, ALIMENTAZIONE NATURALE!

24 agosto 2009 10:42  
Anonymous Anonimo said...

Osawa è chiarissimo. La norma è :"Non appena il malato è guarito, deve fare UN PASSO AVANTI per costruirsi una nuova costituzione che resista alla malattia, MANGIANDO CORRETTAMNTE TUTTO CIO' CHE SI PRODUCE NEL PAESE IN CUI VIVE, combinando questi alimenti con abilità servendosi della legge di identità tra il corpo e la terra. QUESTA E' LA MACROBITICA" .. ed è ovvio che il sano debba partire da qui, senza passare per il VIA: salta il "...non appena è guarito...".Si capisce anche benissimo che non si tratta né di eccezioni, né di cose da fare di rado, qui Osawa parla proprio della norma: questa è la Macrobiotica, sottolineato. Non vedo gli specchi! Dai, una persona ragionevole e razionale ce la può fare a capirlo! Quello che scrivi tu, Nico, "...l'alimentazione che più gli aggrada..." è l'esatto opposto di quello che sostiene Osawa in ogni pagina che ha scritto sul giudizio solo sensoriale e soprattutto su ciò che è scritto qui a caratteri cubitali: MANGIANDO CORRETTAMENTE.E comunque non è quello che aggiungo io, ma proprio quello che scrive Osawa:"MOLTI PENSANO DI DOVER SEGUIRE PER TUTTA LA VITA UNA DIETA ALIMENTARE RIGIDA CONCEPITA PER UNA MALATTIA. MA QUANDO L'ERRORE GIUNGE FINO A QUESTO PUNTO, DIVENTA COMICO."L'ho pure sottolineato. Di passi come questi nei libri di Osawa ce n'è una valanga. Sul fatto poi che i sedicenti macrobiotici non capiscano era riferito a loro, io, senza essere una cima, la capisco benissimo come migliaia di altre persone al mondo ed infatti non ci definiamo macrobiotici (quelli che si autodefiniscono tali significa a priori che non l'hanno capita, ma non vuol dire che non la capisca nessuno: anche questo non mi pare così difficile, sinceramente), né razionalisti, né vegetariani, poiché negli ultimi due tipi troviamo troppo spesso un esclusivismo sentimentale (il razionalista non sfugge affatto a questo limite) che li porta, questi sì, a fare del semplice "tifo". I primi li ho sufficientemente torturati…

24 agosto 2009 12:58  
Anonymous Anonimo said...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu

27 novembre 2009 19:16  
Anonymous Anonimo said...

Bhe Berrino gioca molto sulal diminuizione della resistenza insulinica e degli androgeni, che poi sono una diretta conseguenza della detta resistenza insulinica.

Orbene deve spiegarci con una dieta ricca in grassi, carne e pesce come quella OKINAWA come mai si campa 100 anni senza patologie.

L'unico modo è rendere la dieta ipocalorica e per un essere umano è mangiare tanta vedura, grassi (soprattutto saturi) e proteine.

Il fatto che poi i derivati animali facciano male, lascia il tempo che trova, dato che non esiste un solo popolo storicamente documentato che sia vegano, mentre tutti in qualche forma consumano derivati animali.

Saluti.

11 marzo 2010 17:28  
Blogger Nico Valerio said...

Ultimo Anonimo, mi accorgo solo in ritardo dell'incongruenza: dieta ipocalorica vuol dire per te dieta con grassi animali? Vero che gli Antichi consumavano lardo e strutto come quasi unico grasso in cucina, ma per loro agiva il grande esercizio fisico, che oggi è assente.

15 maggio 2010 10:42  
Blogger Daniele said...

ULTIMO ANONIMO la dieta di okinawa èperticolarmente ricca di frutta verdura, soia, pesce e solo poca carne.
E' quidi una dieta ricca di vitamine, sali minerali, fibre, omega3, proteine vegetali carboidrati complessi, che guarda caso sono esattamente le stesse indicazioni che il Dr. Berrino dà.

In più la loro dieta è basata sulla
restrizione calorica (1200 calorie circa) che secondo ultime ricerche, migliora l'efficienza del nostro organismo.

Per quanto riguarda gli alimenti per l'uomo, basti pensare a tutto quello che un uomo potrebbe mangiare senza fuoco, senza coltelli e senza sale, cioè frutta, semi, radici, pesce crudo, alghe, qualche verdura e saltuariamente carne di animali morti, uova. Il latte vaccino e derivati, non solo non sono per l'uomo ( vaccino = di vacca, quindi per i vitelli ) ma ai tempi non potevano essere reperiti in alcun modo non esistendo ancora l'allevamento.

Come dice, in più, Nico, anni fa il movimento era molto supuriore a quello di oggi e quidi bilanciava "l'eventuale" eccesso di calorie.

19 maggio 2010 00:43  
Blogger bisho said...

mi piaci tanto questo sito...mangiare bene per guarire...sei bravo...continuer..grazie.

27 settembre 2010 17:44  
Anonymous Tatiana Kocilova said...

Articolo profondo, umano e gustosissimo. Complimenti!

18 ottobre 2010 15:41  
Anonymous Maria Grazia T. said...

Bravo Nico, sei un ritrattista splendido, e conoscendoti so che questo è il massimo di... eem... dolcezza che riesci a esprimere. Ma i ritratti così sfaccettati fanno più bene al personaggio ritratto dei soliti panegirici ottusi. Davvero complimenti! Vorrei tanto avere anch'io un ritratto psico-intellettuale così.

25 agosto 2012 12:37  
Anonymous Anonimo said...

Purtroppo puoi essere vegano ,puoi essere il miglior medico al mondo puoi fare yoga sport essere magro o grasso .. quando ti tocca ti tocca anche se in vita tua non hai mai fumato una sigaretta. Puoi mangiar pesce a volonta' gli omega 3 sono tutta una invenzione , ho visto persone mangiare ,maiali sani e agnelli grassi e vivere 104 anni

6 ottobre 2015 20:42  
Blogger Nico Valerio said...

Certo, è quello che penso anch'io, ma non è per un destino malvagio o una qualche jattura, ma per le nostre difese immunitarie e per i geni che le comandano. E rovescio la frittata: apposta per questo, bisogna che noi umani riduciamo al minimo tutti quei rischi che possiamo ridurre, diciamo il 30-50% dei rischi, con un'alimentazione sana, tradizionale, ma senza scompensi e carenze, e con un tenore di vita sano e preventivo. Tanto, c'è sempre il restante 50-70% di rischio... A maggior ragione dobbiamo cautelarci.

6 ottobre 2015 22:36  

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