sabato 21 aprile 2007

CHINOTTO O COCA COLA? Proviamo a farci in casa una bevanda più naturista.

chinotto_in_vaso Ieri al supermercato sono stato colpito dalla quantità di bottigliette di chinotto esposte sugli scaffali. E dire che la ritenevo una bibita sparita. L’ultima volta che l’ho bevuto, avrò avuto otto anni.

Il frutto del chinotto (Citrus aurantium, var. myrtifolia) è un piccolo e raro agrume simile a un mandarino (v. immagine), ma con scorza spessa e molto odorosa, e polpa poco succosa e amara, importato come curiosità botanica dalla “China”, come dice il nome, secoli fa, forse nel Rinascimento. Fino a ieri era coltivato solo in Liguria, soprattutto nel Savonese: ormai in via di estinzione. I suoi frutti, immangiabili al naturale, sono stati utilizzati soprattutto per produrre canditi, liquori, marmellate e mostarde. La prima bottega di canditura fu aperta nel 1877 a Savona, dove alla fine del secolo fu fondata la Società Cooperativa dei Chinotti. Oggi, solo la pasticceria savonese Besio candisce ancora le scorze dei chinotti. Squisite anche le marmellate, che a dar retta agli amatori avrebbero il gusto dolce-amarognolo delle marmellate di arancia amara, ma “con un aroma in più”, in realtà indistinguibile.

Da questo si capisce che la parte utile del frutto del chinotto è solo la scorza. Buono a sapersi per coloro che vogliono cimentarsi avventurosamente a farsi la bibita di chinotto in casa. Questa bibita è nata sull’esempio di tante bibite analoghe, più o meno curative e dolci-amare prodotte dai farmacisti tra 600 e 900, agli inizi del Novecento. Di queste pozioni “per tutti i mali”, una sola, però, avrebbe avuto grande successo, quella a base di estratti di noce di cola e foglie di coca prodotta dal farmacista John Pemberton ad Atlanta, Usa, già nell’Ottocento. Era il periodo in cui i severi amari medicinali dello spartano Ottocento si addolcivano, e per incontrare i nuovi gusti del pubblico (il primo “consumismo”) diventavano bevande blande e zuccherine.

Così la bibita di chinotto divenne in Italia negli anni Cinquanta una tipica bevanda non tanto da casa o “da passeggio” (allora non si usava, giustamente, passeggiare bevendo) quanto da “caffé”, intendendo con questo nome, in buon italiano, i futuri “bar”, dove era sorbita al banco o – con supplemento notevole – al tavolino. I garzoni del caffé, che indossavano camicia bianca e lunghi grembiuli bianchi sempre macchiati, la riponevano a raffreddarsi in grandi e pesanti ghiacciaie di legno rivestito all’interno di lamiera zincata dove il freddo veniva dato da grosse e lunghe stecche di ghiaccio. Queste stecche, fatte di acqua qualunque, conservata in serbatori o cassoni mai puliti dove spesso si trovavano topi morti e insetti, maneggiate con guanti lerci o mani sporche dagli stessi operai della “fabbrica del ghiaccio”, poi trasportate poggiandole direttamente su montacarichi, carrelli e pianali di camion, e infine adagiate dall’acquirente su rozzi sacchi di juta mai lavati e ideali per le colonie di batteri, venivano tagliate con l’accetta o la sega a mano in pezzetti irregolari. Gli stessi pezzetti di ghiaccio, dal caratteristico sapore di acqua piovana o acqua di pozzo, che avreste trovato nel bicchiere di chinotto sedendovi a caro prezzo nel raffinatissimo Florian di Venezia o nell’ultima taverna operaia di Sesto San Giovanni, fumosa di sigari. E quando anche i bar si munirono di frigoriferi propri? Gli eleganti cubetti di ghiaccio serviti ai clienti col chinotto erano comunque fatti con lo stesso tipo di acqua: di cassone. Bei tempi. Del resto, non penserete mica che le stesse bevande industriali fossero (anzi, siano) fabbricate con acqua di sorgente!

Era famoso il marchio Chinotto Neri, con fabbrica a Capranica (Viterbo). Poi, dopo gli anni 60, col “miracolo economico” e l’entrata nel consumismo in stile americano, allora considerato sinonimo di progresso, già ci fu la prima sconfitta d’un prodotto italiano per la globalizzazione: cominciò a diffondersi la Coca Cola, che ormai priva di coca era di fatto un dolcissimo chinotto con un po’ di caffeina in più. Dopo decenni di oblio in cui a chiedere un chinotto al bar erano solo pochi provinciali, dagli anni 90 si assiste ad una curiosa “riscoperta”, sull'onda d'una, come dire, reazione "nazional-popolare" alla Coca Cola, tanto che si sono formati addirittura dei club di fans, e i supermercati più popolari oggi lo mettono in evidenza.

Ma che alternativa è? Sempre d'una bevanda artificiale e industriale si tratta. Coca-Cola e chinotto pari sono. Ed entrambe si sono molto degradate nei decenni. Coca Cola e Chinotto hanno ormai solo gli aromi, seppure, dei frutti esotici da cui prendono nome. Infatti alcuni marchi di “chinotto”, fateci caso leggendo l’etichetta, non hanno l’estratto di chinotto tra i componenti. Va bene che, in fondo, visto che si tratta solo di scorze, una scorza di agrume vale l’altra (anche come contenuti di oli essenziali), e vista la penuria di chinotti è più che legittimo usare gli aromi delle scorze di arancia siciliana, come oggi accade in molti casi. Inoltre, il colore della bevanda è assurdo, e già da solo dovrebbe sconsigliarne l’acquisto: il pochissimo succo della scorza dovrebbe essere giallastro-verdognolo e la molta acqua di diluizione trasparente. Lo stesso per la Coca Cola. Comunque, vogliamo proprio imitare la Coca Cola? Ecco il massiccio ricorso al colorante artificiale "caramello", molto più economico del caramello vero (zucchero cotto).
Fatto sta che oggi le due bevande si assomigliano troppo: sono solo acqua, zucchero, conservanti, coloranti e aromi. Così tutti sono buoni a fare una bevanda. Anche noi. Anzi, noi la faremo sicuramente meglio dal punto di vista salutistico. E non ci vuole molto.

Poiché a noi appassionati di alimentazione piace "pasticciare" in cucina sperimentando le cose più strane, visto che Coca-Cola e chinotto sono del tutto innaturali, ma hanno formule elementari, perché non proviamo a prepararli in casa con ingredienti sani e naturali?

Per stare al gioco e stupire gli amici dobbiamo imitare soprattutto due cose: gusto, aroma, colore (anche se è sbagliato, imposto dalla psicologia del marketing: nessuno acquisterebbe una bevanda alla cola o al chinotto davvero sincere, cioè “color sciacquatura di piatti”…

Per il gusto serve qualcosa di amaro forte (decotto di luppolo, suggerisce un amico birraio, io aggiungo anche caffè, così battiamo anche la Coca Cola), o amarognolo-dolce (melassa, che è anche un buon colorante) e di dolce (zucchero integrale scuro Muscovado o Panela). Altro colorante il caffè d’orzo o una delle miscele di surrogati di caffè. Per il gusto è fondamentale qualcosa di acidulo che ricordi l’arancia. La formula che propongo è una mia scelta personale, e comprende acqua minerale molto frizzante, zucchero nero Moscovado o Panela, melassa di canna, succo di limone o di arancia, scorza di arancia e di limone in quantità (i famosi aromi)non trattata, caffè. E’ tutto. Mescolando questi componenti nelle giuste proporzioni otterrete una "Coca-Cola naturista" o un Chinotto più sano. Le proporzioni? Le ho trovate – perfette – per un bicchiere da bibita, ma in Italia i bicchieri da bibita non sono standardizzati e hanno le capienze più diverse. Perciò non so dirvi le proporzioni per litro. Sperimentiamo, proviamo. Se sbagliate proporzioni potete avere una vera schifezza, se le indovinate farete restare a bocca aperta gli amici.

Sulle modalità di lavorazione suggerisco per praticità di lavorare tutto a freddo, non a caldo come fa l’industria. Con buon senso, direi di non superare le tue tazzine di caffè per litro. La melassa è un buon colorante e insaporente naturale, ma si scioglie con lentezza nell’acqua fredda: diluitela nel caffè in tazzine prima che diventi freddo. Per cominciare, provate sciogliendo bene vari cucchiai di melassa in 2 tazzine colme di caffè bollente, insieme con alcuni cucchiai colmi di zucchero nero. Lasciar freddare. Aggiungere almeno il succo filtrato di 1-2 arance. Infine, come facevamo da bambini a tavola, spruzzare l’essenza aromatica della buccia di 1 arancia e di 1 limone direttamente nel liquido (per una preparazione artigianale più seria, ovviamente non è questo il metodo…). Versare questa mistura in una bottiglia semi-piena di acqua minerale fredda molto gassata, contenente solo mezzo litro di acqua. E cominciare a provare il gusto. Se troppo leggero o troppo forte, regolare l’acqua minerale o raddoppiare i componenti di base.

Insomma, sperimentiamo. Ricordatevi che il sapore dolce si attenua molto col freddo. Ma impariamo anche a non dolcificare troppo le bibite: la bevanda dovrebbe risultare amarognola (il che non è facile, lo ammetto, senza ricorrere anche al luppolo; altrimenti dovrebbe bastare la triade caffè-melassa-orzo o cicoria, tanto più che lo zucchero nero è meno dolce). A me una bottiglietta di mezzo litro è venuta benissimo: molto più gustosa e sana di Coca-Cola e chinotti vari. Aveva, però, un colore bruno medio. Buon esperimento!

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8 Comments:

Anonymous lavoisier said...

Col succo d'arancia o limone, tanto più se zuccherata, la bibita non si conserva, neanche in frigo.
Va bevuta subito. Per conservarla 1-2 giorni si può provare con mezzo cucchiaino di acido citrico per litro (farlo preparare in farmacia o comperarlo nei negozi di prodotti chimici per l'università.

23 aprile 2007 17:32  
Anonymous marilena di asti said...

Ciao. Geniale. A me è venuta benissimo. Sembrava davvero Pepsi o chinotto. L'ho bevuta con gusto doppio, sapendo che a differenza delle due non fa male, anzi. Il difficile è dare le proporzioni per un litro: l'ho preparata in un bicchiere medio "da latte" (200 cc?) correggendo di continuo i componenti fino a trovare le proporzioni giuste. Ma qui la melassa non l'ho trovata e ho usato il caffé d'orzo.
ciao

1 maggio 2007 17:50  
Anonymous katia da lecce said...

A me è venuta chiara e di buon sapore. Adesso la provo nuovamente per un litro scrivendomi i grammi

27 giugno 2007 13:49  
Blogger Nico Valerio said...

Oggi sul quotidiano svizzero Le Temps è uscito un articolo sul chinotto, che ora si vende perfino in Svizzera. C'è la conferma che quello della Coca Cola è straricco di zucchero, mentre quello San Pellegrino (in realtà Nestlè) è più amarognolo. Siamo dell'idea, comunque, che i chinotti delle piccole e poco note ditte italiane siano più amari, e conservino il gusto originale.
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Un chinotto, bien amer
Anna Lietti
Le Temps, 28 septembre 2007
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Il y a des boissons qu'un quinca désireux de faire oublier son âge a intérêt à ne pas commander à l'heure de l'apéro. C'était le cas, jusqu'à récemment, du Chinotto, ce soda italien sans alcool couleur coca mais tellement meilleur dans sa délicieuse amertume. Boisson fun du boom économique transalpin, le Chinotto fleure bon la virée à Vespa (sans casque) et la «focaccina» grignotée sous le parasol.
Avec les années, ce soda, comme bien d'autres, fut marginalisé par la massive avancée du Coca-cola. Mais le voilà de retour, et pas seulement en Italie: en Suisse, tant la Coop que la Migros le vendent depuis quelques mois. Une nouvelle vie commence pour la brune boisson «vintage». La vague anti-américaine a contribué à son come-back. «Un Chin8 contro il G8» («otto» signifiant «huit» en italien), proclamaient en 2003 les amateurs de boissons «non globalisées». La rançon du succès est paradoxale: aujourd'hui, le gros de la production de chinotto est assuré par Nestlé (Chinò de San Pellegrino) et Coca Cola (Fantachinotto, version édulcorée de l'original).
«Chinotto» est le nom italien du bigaradier, dont le fruit est la bigarade ou orange amère. La tradition transalpine lui assigne une origine chinoise (d'où son nom), mais Citrus aurantium vient plus probablement d'Inde et a passé la Méditerranée avec les Croisés.
La bigarade distille sa subtile amertume dans plusieurs vermouths et digestifs, qui ont eux-mêmes résisté à la vague archi-sucrée des dernières décennies. Mais finis les enfantillages. Nous revoilà au cœur d'une aventure gustative plus corsée (voyez le retour du chocolat noir).
Ah, mère! Il était temps.

28 settembre 2007 14:55  
Anonymous Marco Pantoli said...

http://www.lurisia.it/index.php?method=news&action=zoom&id=3107

provate ad acquistare queste bevande ... sono da poco in commercio ma sono prime di coloranti e conservanti ... utilizzano per il chinotto, zucchero bruciato e chinotti liguri e per la gazzosa limoni di sorrento ... sono buone e totalmente naturali .. nel 2008 sarebbero da premio nobel !!!

16 agosto 2008 14:53  
Anonymous Anonimo said...

molto intiresno, grazie

4 novembre 2009 12:11  
Anonymous Anonimo said...

Da birraio casalingo e birrofilo, come amaricante naturale ti suggerisco il luppolo. Ricorda però che per rilasciare amaro il luppolo ha bisogno di essere bollito. Proverò la tua ricetta e se viene dolce, andrà giù di humulus lupulus!

30 giugno 2011 12:57  
Blogger massimo giannelli said...

ciao, io vorrei provare a fare il chinotto visto cheho una pianta. ma non capisco come usarlo. mi aiutate

10 settembre 2012 22:15  

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