gennaio 31, 2007

TERRIBILI BROCCOLI. Spingono al suicidio cellule di leucemia e melanoma

Negli Stati Uniti, dopo le ripetute scoperte scientifiche sulle Brassicacee e in particolare sui broccoli, sono arrivati a fare dei grossi germogli verdi un mito. Altro che mela o carota.
La mela croccante è squisita (in Italia la classifica è: 1. annurca, 2. renetta, 3. smith, 4. limoncella, ormai quasi scomparsa), e sarà pure il simbolo d’un assurdo divieto nell’Eden, ma ha pochi principi attivi e vitamine (sulla buccia però ha catechine, nel torso che tutti gettano via tante pectine).
La carota, mangiata cruda per decenni da milioni di salutisti, li ha beffati rivelando ai ricercatori che il suo betacarotene è poco disponibile, a meno che non sia leggermente cotta. Operazione oltretutto piuttosto difficile e rischiosa per la carota, che facilmente diventa grigiastra e perde tutto. Insomma, diventata molliccia e adatta al menù di sdentati vecchietti e bambini prepuberali, la carota perde tutto il suo sex appeal di cibo-mito. Perciò, come simbolo del mangiar naturale buono in cucina ed efficace nella prevenzione, se la battono in due: broccoli e pomodori.
Ora è il momento dei broccoli. Non solo si trovano nei piatti più comuni dei bar all’ora dell’intervallo, aerei compresi, ma ora sono anche sulle magliette dei giovani, non si sa se più salutisti o inclini all’ironia. Ma per reazione sono apparse le prime t-shirt nere di protesta ("Kill broccoli", ammazza i broccoli) degli oppositori extraparlamentari delle verdure: i bambini. Ma sì, quelli obbligate dalle mamme americane salutiste a mangiare broccoli ogni giorno. Mille volte meglio queste mamme di quelle che li lasciano abbuffarsi di merendine, patatine fritte e bibite zuccherate.
Però, in fondo i broccoli sono belli a vedersi, anche se cattivi da cucinare per via dell’odore solforato che spandono. Per questo, i soliti biochimici furbi hanno immesso sul mercato un flaconcino farmaceutico con un deprimente "estratto di broccoli", non si sa quanto efficace. Se ci fate caso, un germoglio isolato di broccoli ha la forma d’un piccolo albero: forse è questo che lo fa stare allegramente sulle magliette tardo-naturiste (v. foto), in cui l’unica cosa brutta che si vede non è il broccolo, ma la faccia della fan. E un bel viale alberato, dove gli "alberi" sono tutti broccoli (v. altra foto), è apparso per una campagna istituzionale sul mangiar sano in Germania. Ecco la pubblicità di un’azienda che produce broccoli:
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"Broccoli is one of the powerhouse members of the cruciferous vegetable family. The National Cancer Institute suggests that broccoli, along with other vegetables may be important in the prevention of some types of cancer. Broccoli has an impressive nutritional profile that includes beta carotene, vitamin C, calcium, fiber, and powerful phytochemicals, namely indoles and aromatic isothiocyanates. Chief among these is Sulforaphane, which is known to strongly stimulate the body’s natural detoxifying enzymes. These enzymes help prevent cancer, diabetes, heart disease, osteoporosis and high blood pressure. They also play an important role in cellular detoxification. Broccoli has vitamins B1, B2, B3, B6, folic acid, iron, magnesium, potassium and zinc".
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Ricercatrici polacche hanno sperimentato e provato come il sulforafano e l’isotiocianato dei broccoli provoca in laboratorio il blocco della crescita delle cellule cancerose e la loro apoptosi (suicidio programmato). E' l'ideale per i ricercatori, quello che gli oncologi di tutto il mondo sperano di provocare: la morte delle cellule cancerose già formate. Ora hanno la prova - per ora solo di laboratorio - che un vegetale, un comune alimento, lo può fare. Ecco il collegamento al loro studio .
Hanno usato cellule L-1210 di leucemia e ME-18 di melanoma. Le ricercatrici Irena Misiewicz, Katarzyna Skupinska e Teresa Kasprzycka-Guttman, dell’Istituto Nazionale della Salute Pubblica di Varsavia, hanno avuto conferma che il sulforafano (SFN) e il 2-oxoexyl isotiocianato sono potenti induttori degli enzimi della fase 2 della detossificazione nei tessuti di topo e nelle cellule di epatoma murino in cultura. Il SFN ha dimostrato di indurre l’arresto della crescita delle cellule cancerose in modo dipendente dalla dose (che è la condizione più rassicurante per i ricercatori), seguita dalla morte delle cellule per processo di apoptosi (una sorta di "suicidio" biologico autoprogrammato delle cellule maligne: il sogno di tutti gli oncologi). A riprova sono stati trovati 2 marcatori di apoptosi. Questi risultati indicano decisamente un’attività chemiopreventiva nei confronti del cancro, attraverso l’induzione all’apoptosi delle cellule, da parte delle due sostanze dei broccoli. Ecco una parte dell'interessante studio:
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Consumption of cruciferous vegetables, especially the Brassica genus (broccoli, cabbage, brussels sprouts, cauliflower etc.) has been reported to reduce the risk of human cancer of the lung, stomach, colon, rectum and kidney. Isothiocyanates including sulforaphane are synthesized and stored in plants as relatively stable precursors, known as glucosinolates (ßthioglucoside, N-hydroxysulfates), which are hydrolyzed to yield isothiocyanates. Asparagus Broccoli (Brassica oleracea, var. italica) contains ‘high’ concentrations of the glucosinolate, glucoraphanin, the thioglucoside of sulforaphane. When plant tissues are crushed or chewed, glucoraphanin is hydrolyzed by myrosinase (thioglucoside glucohydrolase, EC 3,2,1) to liberate SFN. Recently, several isothiocyanates have also been shown to induce apoptosis in several cell lines, including HeLa.
The chemopreventive actions of isothiocyanates may occur at the level of initiation of carcinogenesis by blocking phase I enzymes that activate procarcinogens and by inducing phase II enzymes that detoxify electrophilic metabolites generated by the phase I enzymes and mediate induction of apoptosis, suggesting that these agents act also at the post initiation and progression stages. Moreover, sulforaphane inhibits reinitiation of growth of viability of gluescent human colon carcinoma cells (HT29). The weak effect observed on differentiated CaCo2 cells suggests a specific anticancer activity of this compound. Additionally 2-oxohexyl isothiocyanate was shown to be a potent inducer of detoxication phase 2 enzymes in mouse tissues and murine hepatoma cells in culture. This study showed chemopreventive sulforaphane and 2-oxohexyl isothiocyanate to be able to induce apoptosis in a cancer cell line L-1210 and ME-18.

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Certo, uno studio così preciso, con risultati così netti, si poteva fare solo in laboratorio e su cellule isolate di topi (in vivo). Pensate: cellule di cancro già formate che si distruggono. Un sogno solo qualche anno fa. Magari questo risultato potesse essere riferito subito all’uomo, e ancor più per via alimentare. Sono molti gli studi clinici (quindi sull’uomo direttamente, come farmaco) ed epidemiologici, cioè statistici, sui grandi numeri di popolazione. E i risultati provvisori sono già molto positivi. Per questo l’industria alimentare e quella farmaceutica si sono scatenate, trasformando un umile ortaggio che anticamente mangiavano solo i poveri, cioè il 99, 9 per cento della popolazione, in un cibo-farmaco da Re, più prezioso del tartufo e dell’aragosta. Evviva i broccoli, inventati geneticamente dai geniali Etruschi. Si sono presi la loro rivincita. Eh, così va il mondo, anche quello degli alimenti: chi scende e chi sale.
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Foto: 1. Germoglio di broccoli (disegno), 2. Manifesto per una campagna istituzionale sul mangiar sano (Germania), 3. Maglietta di una fan dei broccoli (Stati Uniti), 4. Per cuochi imbroglioni e consumatori masochisti (si prendono il cattivo e scartano il buono), l'odore e il sapore sintetici dei broccoli da aggiungere in cucina, senza avere a che fare con i veri broccoli. 5. L'estratto dei composti attivi dei broccoli, sicuramente poco o per nulla efficace, come sempre.

NUTRIZIONISTI DA TV. “Mangi di tutto. Non sarà mica salutista?”

Un camice bianco su un manichino quasi senza testa. Il simbolo perfetto d'un "uomo di scienza" insieme erudito e ignorantissimo. Non si poteva essere più fortunati nel trovare un'illustrazione per questo articolo. Perché dobbiamo parlare dei famigerati consiglieri alimentaristi che dettano legge da tubi catodici e schermi a cristalli liquidi. Del resto, anche loro hanno qualcosa di liquido: se la fanno sotto.
I "nutrizionisti da Tv" riuniscono genialmente due caratteristiche italiane ben note: le banalità e il livello elementare della Tv del duopolio Rai-Mediaset, che crede sempre che i telespettatori siano tutti bambini o anziani deficienti, e la presunzione semplificatoria e ignorantella dei funzionari di Stato. Quelli che non dico che non studino (anziché far nulla, qualcosa nel tempo libero leggeranno pure), ma che hanno paura di divulgare al pubblico la più piccola scoperta scientifica.
Come mai? Non è del tutto chiaro, almeno per persone razionali come noi. Probabilmente nel timore che "il popolo italiano", notoriamente sottosviluppato ed emotivo come selvaggi di fronte a Colombo, possa abbandonarsi a gesti inconsulti e cambiare in modo rivoluzionario la dieta, affollando - che so - i mercati ortofrutticoli o di sementi, anziché le macellerie o i supermercati.
"Non allarmare", "rassicurare". Vi ricordate? "Sopire, troncare, Padre molto Reverendo" (Manzoni). Più che studiosi statali che dovrebbero sempre render conto al pubblico sullo "stato dell'arte" degli alimenti (e di come vengono spesi i nostri soldi nella... "ricerca di Stato"), sembrano tremanti poliziotti di commissariato alla vigilia d'una manifestazione nel quartiere di loro competenza. "Oddio, e se scoppiano disordini?". "Nutrizionisti in servizio di Ordine Pubblico" li chiameremo d'ora in poi.
Quelli statali, che un tempo erano i più seri, non dicono nulla al pubblico, basta vedere il loro sito: fa pena per quanto è vuoto. Nelle loro "Tabelle" ci sono larghi e inspiegabili spazi bianchi. Riescono a citare dell'avena intera, che è un cereale ricco di fibre solubili preventive, solo i grassi. Tacciono sulla quantità di fibra perfino per cereali e prodotti in commercio che fanno proprio della fibra il loro punto d'onore, come la farina di grano duro, il germe di grano, vari biscotti integrali, il pane n.1 (che spesso, visto il pessimo pane integrale che si trova in Italia, andrebbe valutato come alternativa, se solo si sapesse quante fibre ha). E i grissini industriali, salati e ricchi di grassi? Manca il valore del sale. Come mai? Forse perché i grissini si devono vendere, e se medici e pazienti sapessero quanto sale contengono, si venderebbero meno? Non lo crediamo: il largo pubblico non va a consultare le tabelle alimentari. E' proprio che i nostri scienziati non sono riusciti a trovare i dati.
Ma torniamo ai nutrizionisti da Tv di cui parlavamo. Sono sempre gli stessi. Ebbene, che consiglio danno al pubblico i nutrizionisti all'italiana, il cui camice bianco non si distingue troppo da quello dei droghieri? Sempre uno e uno solo: mangiare come sempre, all'italiana, insomma Dieta Mediterranea. Un po' troppo generico. E comodo. Tanti studi e stipendi (pagati da tutti noi) buttati al vento.
Se poi li interrogate sulle proprietà dei singoli alimenti, con tutta la letteratura che c'è, fanno gli ultra-scettici, sostengono che non conta il singolo cibo ma l'insieme della dieta. Che comunque per loro è una sola: la Dieta Mediterranea. Quale delle tante, nei tanti secoli passati, non si sa.
E le decine di migliaia di studi, anche clinici ed epidemiologici sui singoli alimenti? Quisquilie, pinzillacchere. Cose buone tutt'al più per quei matti dei ricercatori, ma che poi sul piano concreto, medico, nutrizionistico, non hanno rilevanza. E che illudono la gente, con pericoli anche seri. Che a qualcuno non venga in mente di "curarsi con gli alimenti", giammai.
E non accennate all'integrale e alle fibre: sono quasi contrari. E questo lo si può anche capire: da nutrizionisti temono le sostanze anti-nutrizionali. Sì, ma questo ostinarsi, con tutte le malattie gravi da alimentazione raffinata, a considerare solo la propria specializzazione, senza tener conto che il cibo raffinato e il modo di mangiare oggi comune è collegato a obesità, malattie cardiovascolari, diabete, perfino cancro, non vi sembra un po' ottuso? Prosopopea, ignoranza, censura, imposizione di programmi governativi, prevalenza dell'opportunità sulla scienza, intese con le industrie, difesa della propria corporazione. Fanno pensare ai medici di Pinocchio, o di Molière, anzi a qualcosa di peggio.
Non meraviglia, quindi, che l'amico Franco Libero Manco sia rimasto scandalizzato dal loro comportamento e dalle loro irritanti e generiche banalità.
Che cosa fare per star bene in salute, per prevenire le malattie che la scienza attribuisce al cibo sbagliato (p.es. il 30-50% delle morti per tumori). Nulla. Cioè continuare a "mangiare di tutto, ma con moderazione". Cioè si può, anzi si deve, secondo questi Sapientoni di Stato continuare a consumare patatine salate, merendine senza fibre, salumi, grissini ricchi di grassi, dolci, bibite zuccherate, pane o riso bianco, fritti, burro cotto, poca verdura e frutta, cioè tutto ciò che consuma la stragrande maggioranza della gente e che è universalmente riconosciuto come causa di patologie?
Siamo imbarazzati per loro, per questi eruditi ignoranti che si permettono di censurare la Piramide Alimentare americana solo perché, giustamente, condanna la pasta bianca. Insomma, i nutrizionisti in Italia, tranne lodevoli eccezioni, appaiono non scienziati, ma una sorta di imbonitori anti-scientifici. Che figuraccia! Molto meglio i ricercatori medici, allora, specialmente gli oncologi, oggi molto più sensibili alle novità della scienza, all'up-to-date, pronti a divulgare, a cambiare idea (come fanno gli scienziati e ogni persona intelligente), sempre all'avanguardia nello sperimentare il valore preventivo e terapeutico dei singoli alimenti e dei regimi alimentari.
Grazie ricercatori medici. E voi, nutrizionisti conservatori all'italiana, tornate a scuola!

DOMANDE & SPIEGAZIONI. “Ma questo peperoncino fa bene o fa male?”

QUASI FORUM. . Domande e risposte in fondo all'articolo, in Comments.

"Meglio il miele o lo zucchero?", "E' più sana la pentola a pressione o quella di coccio?", "Foglie o radice, qual è la parte più utile del ravanello?" Insomma, avete da fare quesiti brevi e particolareggiati che vogliono risposte abbastanza circoscritte. Inserirle qui sotto l'articolo, cliccando su Comments. E' noioso arrivare fino in fondo, ma per ora tecnicamente non ho trovato di meglio. Per i meno esperti, alla fine dell'articolo si spiegano i passaggi per non sbagliarsi.

Questo non è il luogo, invece, per le domandone: "Che pensa del vegetarismo?", "Come faccio ad assimilare di meno il cibo?", "Come dimagrire in modo naturale e stabile?", e così via. Quesiti importanti del genere, che prevedono presumibilmente lunghe ed elaborate risposte, ed interessano molto tutti, devono invece essere inviate cliccando su Scrivi a Nico Valerio, nel colonnino a destra in alto. In risposta ci sarà - se l'autore trova il tempo - un vero e proprio articolo, se già non ne è uscito uno sul tema nei mesi precedenti (andare a guardare sopra la testata del blog nella finestra di ricerca in alto a sinistra). P.es., se inserite la parola "peperoncino" appariranno tutti gli articoli in cui è riportata la parola "peperoncino").

Sono numerosi gli interrogativi che anche molti esperti si pongono sui singoli alimenti. Da quando si sono avute le prove (tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90) che tutti gli alimenti vegetali, cioè la gran parte di quello che mangiamo, hanno migliaia di sostanze non-nutrizionali, di cui alcune anti-nutrizionali, altre tossiche, molte per fortuna preventive e terapeutiche, tutti, anche gli scienziati, vorrebbero sapere immediatamente se in quel cibo che stanno mangiando il "buono" prevale" o no sul "cattivo. La tossicologia e la biochimica, e un po' anche l'agronomia sperimentale, ecco le scienze che finalmente ci hanno fatto capire qualcosa degli alimenti. Spinte dalla ricerca oncologica, l'unica ad essere davvero ben finanziata in tutto il mondo, che voleva sapere, cibo dopo cibo, bevanda dopo bevanda, spezia dopo spezia, che cosa poteva essere cancerogeno o anti-cancro. E così si è avuta la riprova che il bene e il male sono intimamente abbracciati nella Natura. Ecco perché tra le dediche del mio manuale L'Alimentazione Naturale volli aggiungere già nell'edizione del '92, l'aforisma del grande medico, erborista e farmacista Paracelso, inventore della medicina moderna (nell'illustrazione) : "Tutto è veleno, niente è veleno". Aveva capito tutto, già nel Rinascimento.

E' normale, quindi, che i partecipanti del I Seminario intensivo di Alimentazione Naturale e Terapia con gli Alimenti, in corso a Roma, data anche la velocità con cui nelle 12 ore (e per fortuna sforiamo un poco...) si deve trattare tutto, restino talvolta perplessi di fronte a certe ambiguità degli alimenti. E le dispense sono sinottiche, non possono rispondere a tutto.

Del resto, basta una piccola ricerca sulle riviste scientifiche per "oscurarsi" ben bene le idee, per esempio sul peperoncino (qui accanto raffigurata la varietà piccante corta jalapeno), tanto per citare un caso piccolo e circoscritto: è collegato direttamente ai tumori alla bocca, all'esofago e allo stomaco in Estremo Oriente, in Calabria e in altri luoghi dove si mangia molto piccante. Ma poi viene fuori qualche studio che lo collega inversamente ai tumori per il suo potenziale citotossico.

Che pensare? Che atteggiamento avere nei confronti di questo o quell'alimento controverso? Che voleva dire quell'espressione usata dal relatore nel tale incontro? Non era in contrasto con un'altra affermazione fatta la settimana prima? Tipico è il caso dei polifenoli, anzi di tutte le sostanze extra-nutrizionali, che cioè non nutrono ma hanno spesso potenti attività farmacologiche. Se è vero che "fanno male" alla nutrizione, come si può sostenere poi che "fanno bene alla salute" (cioè prevengono e curano)? Si può. Ecco il bello, il complesso e intricato "romanzo giallo" dell'alimentazione naturale vista tra tradizione e scienza moderna. E per schiarirci tutti le idee confrontando sempre i pro e i contra degli alimenti, sempre conservando il buonsenso, ritroviamoci su questa piccola tribuna: chiunque potrà fare domande, richieste di spiegazioni e di brevi approfondimenti. Basta cliccare su Comments sotto l'articolo. Spiego come si fa nei vari semplici passaggi:
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Ecco come si inviano le domande:
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