lunedì 6 giugno 2011

PATATE. Con molta moderazione: richiedono insulina quanto lo zucchero.

Patate 6 La verità è spesso “impopolare”, anche nella nutrizione. Già eravamo stati messi sull’avviso da vari studi, ma gli ultimi, più precisi e controllati, confermano tutto, e non piaceranno alla lobby delle patatine chips e dei ristoranti fast food, che sulle patatine hanno fondato affari per milioni di euro e dollari ogni anno. Contro le abitudini dei consumatori e – una volta tanto – contro gli interessi dell’industria, i ricercatori hanno provato che le squisite e popolarissime patate, se consumate in eccesso o regolarmente, anche quando non sono fritte, sono un cibo rischioso per tutti, ma soprattutto per i bambini. Provocano, infatti, con maggiore probabilità sovrappeso, obesità, diabete, colesterolemia, eccesso di trigliceridi, insomma disturbi metabolici e cardio-vascolari, e a lungo andare perfino tumori. E non perché contengano chissà quali sostanze, come le tracce di solanina, terrore di steineriani e macrobiotici, ma proprio per la qualità particolare del loro amido che le equipara praticamente allo zucchero bianco.

I tuberi ricchi di amido della patata, pianta introdotta dall’America, si diffusero sulle tavole europee solo tra la fine del 700 e l’inizio dell’800, tra la diffidenza di contadini e borghesi che li consideravano rispettivamente cibo per animali e per poveri, e l’opposizione degli studiosi (le parti verdi della pianta sono velenose). A patrocinarli furono in Francia il farmacista Auguste Parmentier e in Italia il fisico Alessando Volta. Ma conquistarono gli europei solo quando questi impararono a cucinarli, salvandosi così dalla carestia di cereali.

Ora, però, le patate si sono presa una rivincita forse eccessiva diventando cibo ghiotto, popolare e quotidiano, addirittura fondamentale per bambini e anziani, in quasi ogni Paese. Un po’ meno in Italia, a dire il vero, per il forte radicamento del frumento, con le sue famose “3 P”: pasta, pizza e pane. Ebbene, ora che in tempi di obesità e diabete diffusi perfino tra i bambini la ricerca scientifica mette in luce una caratteristica negativa della patata, come si fa a dire ai consumatori: “Vi sbagliate a puntare sulle patate, dovreste tornare a mangiare cereali come i vostri progenitori, cioè frumento, orzo, avena, segale, miglio e saraceno?” E neanche, a rigore, gli si può proporre l’alternativa del riso: ha difetti analoghi alla patata. Comunque, sarà dura spiegarlo alla gente, che è tradizionalista. E poi si solleverà la potente lobby dei fast food. E infatti già protestano alcuni dietologi e nutrizionisti.

Per capire quanto siano diffuse le patate nell’alimentazione di massa, basta considerare che a mettere il naso nelle cucine di tutto il Mondo, tranne forse in qualche ristorante italiano, si vedono garzoni e macchine pela-patate sempre all’opera. Le patate, addirittura, molti ristoranti le acquistano da ditte specializzate già sbucciate – intere o tagliate a tocchetti – in grandi buste di plastica, irrorate di antiossidante, perché imbruniscono in fretta. Se poi si mette piede nei fast food, a meno di non chiederlo espressamente, l’unico farinaceo che vi danno di accompagnamento sono le patatine.

Per centinaia di milioni di persone in tutto il Mondo è il vero primo piatto di ogni giorno. Ovunque non si usi il “piatto di entrata” di cereali, all’italiana, spetta proprio ad un abbondante piatto di patate (fritte, al forno, in purea, in umido ecc) il giusto apporto di farinacei e di carboidrati complessi.

Amilosio e amilopectina in amido frumento e patata (NV 6.2011) Perché la patata, si sa, è dotata di amido (non ricca, però, come i cereali) e, una volta cotta, dal punto di vista energetico e nutrizionale può sostituire malamente (ha troppo poche proteine) paste da cuocere, polente, farinate, torte rustiche, pizze varie, pane e biscotti, rispetto ai quali ha anche piccoli vantaggi: costa meno, ha una digeribilità addirittura maggiore, contiene perfino vitamina C in discreta quantità (dopo la cottura, però, solo in tracce). Quel che è certo è che è un farinaceo di gusto gentile, che piace a tutti, abbastanza completo, molto versatile in cucina dove si nasconde in mille modi (dalle crocchette ai dolci di fecola di patate), economico e sano. E’ ricoperta da una buccia ricca di polifenoli antiossidanti, il che è un invito a mangiarla intera arrostita al forno o bollita. Abbastanza dotata di fibre e dieteticamente leggera (esiste anche una dieta dimagrante naturista di sole patate di Rosenfeld fondata sul fatto che danno subito sazietà). Purché ben cucinata, non fritta, non imbevuta di grassi cotti (come i contorni di certi arrosti) o di cattiva qualità, e consumata poco e di rado, con la moderazione e il buon senso con cui si usa per tradizione in Italia (“un paio di volte la settimana”, per esempio, propone Lorenzo Donini, docente di Scienza dell’Alimentazione nell’articolo sotto citato in link. Una o due volte, consiglia tutt’al più il medico specializzato in problemi dell’invecchiamento o antiaging, Filippo Ongaro), la patata resta un cibo sostanzialmente sano e leggero.

Ma è sconsigliato come cibo regolare e per persone a rischio di diabete, malattie cardio-vascolari e sindrome metabolica, e soprattutto ai bambini, sempre più affetti da sovrappeso e diabete alimentare, soprattutto in Italia e negli Stati Uniti. Tanto che le autorità sanitarie degli Stati Uniti hanno deciso di vietarle addirittura nelle mense scolastiche, come informano i giornali.

E’ davvero curioso che nell’articolo citato, pure scontando imprecisione e sintesi affrettate dei giornalisti, alcuni nutrizionisti e dietologi protestino contro le critiche alla patata dagli Usa e parlino di “tradizione” offesa. D’accordo, non è obbligatorio avere studiato la Storia degli alimenti, ed è comprensibile, anche se non condivisibile, che si vogliano difendere i coltivatori italiani, ma insomma a tutto c’è un limite. E Calabrese li passa spesso questi limiti. Innanzitutto nelle preoccupazioni di un docente di nutrizione e di un divulgatore televisivo il messaggio chiaro sulla salute dei cittadini dovrebbe venire prima dei bilanci dei produttori. In secondo luogo, se la patata che fu introdotta in Italia nell’alimentazione comune solo nell’Ottocento viene definita “cibo tradizionale”, allora che dovrebbe dire il docente super-intervistato dei concorrenti amidacei della patata, cioè di miglio, farro e orzo, cibi quotidiani già dai tempi degli antichi Romani, e di frumento duro, frumento tenero, avena, riso e saraceno, in ordine di apparizione nella nostra Tradizione?

E perché non spingere, invece, a consumare i nostri veri cibi amidacei tradizionali? Siamo sicuri che la stragrande maggioranza degli Italiani, molto ignorante in fatto di cibo, non trarrebbe maggior giovamento dal consumare una gustosissima e molto più “tradizionale” minestra di frumento tenero in chicchi – al posto del farro, ormai snob – con contorno di legumi o verdure, al posto del riso e delle patate? Perché il riso in chicchi, sì, tanto peggio se bianco raffinato, che oltretutto, come la patata, è diabetogeno e provoca stitichezza, e il frumento integrale in chicchi no?
In Italia, comunque, la patata è un cibo recente e rimasto del tutto secondario. A parte le patatine chips confezionate che stanno diffondendosi negli ultimi anni tra bambini e ragazzi, e cominciano a tirarsi dietro anche molte richieste di patatine fritte sia nei fast food che nei ristoranti tradizionali. Ma che un docente di nutrizione come Giorgio Calabrese, oltretutto sempre presente in tv, per difendere le patate dica banalità che meriterebbero solo un 18 ad uno studente del primo anno, come “contengono una buona dose di potassio” (vero, ma tutti i vegetali ne sono straricchi, non può esistere una dieta mista povera di potassio, persino la carne ne ha), e che tra i meriti della patata citi proprio “l'amido, zucchero complesso che dà gradevolezza, sazietà ed energia senza appesantire”, quando proprio questo particolare amido è l’handicap della patata, be’, non è davvero scusabile. Torni a ottobre, Calabrese! Da un nutrizionista, specie se docente, il cittadino si attende cose profonde, critiche, centrate e scientifiche.

Ma perché l’amido della patata è così negativo? Perché si è sperimentato che vuole molta insulina. Probabilmente perché l’amido nelle patate è composto al 20 % da amilosio ed all’80% da amilopectina. Insomma, contiene troppa amilopectina, come il riso del resto. Entrambe le molecole sono polimeri del glucosio, ma di forma diversa: l’amilosio ha una catena lineare, l’amilopectina ha una struttura ramificata. Ebbene, l’amilopectina ha granuli molto più piccoli e rende l’amido molto rapidamente digeribile. E’ questo, infatti, lo sbandierato vantaggio di patate e riso.

Ma questo ha un rovescio della medaglia: vuol dire anche una richiesta immediata e massiccia di insulina, con tutto quello che ne consegue sul piano della salute. La patata, così, fa registrare un altissimo indice glicemico, che per molte preparazioni (patate bollite, purea ecc) può addirittura arrivare anche a 101 (si noti che 100 è il valore di riferimento: il glucosio). Quindi non è vero che le patate sono dannose per gli Americani “perché le mangiano solo fritte”, come dice nell’intervista Calabresi.

Insomma, la patata è proprio l’opposto dei cereali integrali e dei legumi (amidi poco e lentamente digeribili e assimilabili, minore e meno rapida trasformazione in glucosio, minore e rallentata richiesta di insulina ecc). La patata, avendo poco amilosio, ha anche pochi amidi resistenti alla digestione, che invece sono abbondanti in legumi e cereali, specialmente integrali, e anche nelle pietanze cerealicole crude (fiocchi) o di cereali cotti e poi raffreddati (pasta, polenta, pane raffermo). Anche le patate cotte e lasciate in frigorifero abbassano il proprio IG, ma meno di cereali e legumi, per via della carenza di amilosio nell’amido.

Comunque, è questo un fenomeno poco noto al largo pubblico, che si chiama “retrogradazione degli amidi”, che può avere effetti pratici interessanti. Infatti spingerebbe per quanto possibile a mangiare crudo (p.es. fiocchi di cereali, oppure piccoli semi di legumi e cereali germogliati), oppure cotto, ma freddo, compreso il pane, che a questo fine non dovrebbe mai essere caldo di forno ma semmai raffermo. Con grande utilità sul peso, le malattie cardio-vascolari e il diabete.

Inquietante e imbarazzante, se si pensa che il tanto bistrattato zucchero bianco ha “solo” 92 circa di IG, meno delle patate, segno che non tutto il suo saccarosio e non rapidissimamente viene trasformato in glucosio. Naturalmente, altra cosa è il carico glicemico, dovuto alla quantità in percentuale dei carboidrati in un cibo, e perciò la patata, che ha molto meno carboidrati di zucchero e glucosio, avrà un carico glicemico totale più basso. Però la cosa fa pensare, e deve convincere il pubblico a consumare solo piccole quantità di patate e non di frequente, proprio per non raggiungere, oltre all’altissimo IG, anche un alto carico glicemico. Non per caso gli scienziati Walter Willett e Meir Stampfer, dell’Università di Harvard, hanno messo la patata (accanto a riso, pasta e pane bianco) proprio in cima alla piramide, segno che va mangiata “il meno possibile”.

Tutti questi cibi amidacei andrebbero sostituiti da cereali integrali e legumi. Lo dice la Scienza modernissima, lo diceva la Tradizione antica. Dunque siamo in una botte di ferro: è vero e incontrovertibile. Chi può dire di no? Ma i nostri dietologi e nutrizionisti da tv, sempre gli stessi, da questo orecchio non ci sentono. E invece, difendono l’indifendibile patata, dicendo in sostanza che “è buona e si usa da tanto”. Grazie tante, lo sapevamo già. Anche lo zucchero è “buono” ed è ormai “tradizionale. E noi paghiamo gli stipendi e le trasmissioni Rai-tv, abbiamo fatto studiare degli studenti fino a farli laureare e diventare “esperti”, con quello che costano Università e Rai-tv in tasse a tutti i cittadini, per sentirci dire cose che si potrebbero sentire gratis in ogni bar?

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9 Comments:

Anonymous Tamara said...

Mi hai aperto gli occhi. Grazie.

lunedì, giugno 06, 2011 2:37:00 PM  
Anonymous lucas 39 said...

Articolo completo ed impeccabile.

martedì, giugno 07, 2011 6:28:00 PM  
Anonymous Roberto said...

A proposito di riso: è vero che nel basmati il rapporto amilosio/amilopectina è vantaggioso in termini di risparmio dell'insulina, diversamente da quel che accade per il riso "tondo"? Te lo chiedo perché amo moltissimo il riso ma ho la glicemia tendenzialmente alta.
Grazie!

mercoledì, giugno 08, 2011 10:49:00 PM  
Blogger Nico Valerio said...

Riso basmati? E' solo una delle più costose tra le mille varietà del riso, cereale molto manipolato geneticamente, tanto che gli agronomi hanno creato anche risi più ricchi di amilosio. Bisogna fare ricerche varietà per varietà. Non so se esiste il basmati integrale, l’unico semmai che varrebbe la pena consumare. Ma quello che conta è l’alternativa integrale-non integrale. Perché impazzire o arrampicarsi sugli specchi – visto che del cereale di base se ne mangia sempre tanto – quando tutti gli altri cereali sono migliori, più sani (tieni presente che il riso ha comunque troppo amido e poche fibre perfino quando è integrale, ed è un potente costipante), più tradizionali (frumento duro, tenero, farro, spelta, miglio, orzo, avena) hanno un ottimo gusto e costano pure meno (tranne il costosissimo saraceno)? Se ami il riso mangia riso integrale della varietà ribe, quella fina, a cui (per 500g) aggiungerai qualche manciata di riso nero Venere ricchissimo di antociani. Otterrai un riso non a rischio, anzi abbastanza protettivo. Ne ho già parlato varie volte. Il più antiossidante è comunque il saraceno.

mercoledì, giugno 08, 2011 11:40:00 PM  
Anonymous Roberto said...

Perché mangiare basmati? Perchè è buonissimo ("de gustibus"). Io comunque alterno: certo il grano saraceno, che ho provato, non lo riproverei, perlomeno sotto forma di chicchi... Ti informo che esiste il basmati integrale, che ho preso recentemente ma devo ancora cucinare. Grazie per la risposta!

giovedì, giugno 09, 2011 6:16:00 PM  
Anonymous francesca said...

Ma se il problema e' la quantita' di amido presente nella patata, perche' la pasta ed il pane possono essere mangiati tutti i giorni e la patata due volte a settimana?!

sabato, giugno 11, 2011 4:52:00 PM  
Blogger Nico Valerio said...

Francesca, è come se non avessi letto affatto l'articolo! E meno male che c'è anche una TABELLA!!!.
QUALITA', non quantità. l'ARTICOLO è SULLA DIFFERENZA TRA AMILOSIO E AMILOPECTINA... E riguarda anche il riso. Rileggi tutto.

sabato, giugno 11, 2011 5:46:00 PM  
Anonymous francesca said...

Scusami, ma non capisco. Stai dicendo che esitono studi che hanno comparato amilosio e amilopectina (entrambi polimeri del glucosio) e ne risulta che la seconda e' piu' pericolosa?! Oppure gli studi hanno semplicemente controllato gli effetti di una dieta troppo ricca di patate? Perche' la differenza sarebbe abissale...

lunedì, giugno 13, 2011 12:30:00 PM  
Anonymous Alessandro said...

Articolo esauriente e quantomai interessante. Certe verità dovrebbero far "rumore", essere insegnate nelle scuole (e ai genitori), ma poiché non possiamo cambiare certe realtà economiche... non ci resta che fare tesoro di informazioni come queste e applicarle. Grazie.

mercoledì, luglio 20, 2011 9:39:00 PM  

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